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Fascination Cinema: Ciao Zonekiller! Innanzitutto ancora complimenti per il tuo blog. In effetti il film di Lizzani merita una doverosa riscoperta e rivalutazione. Sembra però che qualcuno abbia letto tale recensione, visto che sono ricomparse inaspettatamente copie divx del film sui portali torrent...
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Fascination Cinema: Ciao Teo, capisco le tue perplessità, tuttavia contestualizza il periodo in cui fu gorato il film e soprattutto il budget a disposizione di Fragasso: l'opera è certamente imperfetta, ma presenta ben delineata un'idea di cinema niente affatto intellettuale o di semplice denuncia. Il cinema di Fragasso è ottimo cinema commerciale con intenti antropologici. Fidati, non è poco.
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teo: trovo questo film a dir poco penoso. Premetto che sono contro il razzismo e l estrema destra ma il film in questione non solo e superficiale ma non ha la piu pallida idea di cosa significhi la parola skinhead.come minimo prima di girare un film sul tema una minima documentazione ci stava; anche tralasciando il fatto che esistono vari tipi di skins e che la parola skinhead nn e sinonimo di nazi,il film non e per niente realistico neanche se paragonato agli skins di estrema destra,look,capelli,raduni,musica-nel film viene presentata una realta completamente distorta e immensamente ignorante capace di far colpo su chi non capisce niente ma di far ridere o piangere chi e informato in ambito di sottoculture metropolitane. E comunque la musica che ascoltano ineonazi non è techno ma Oi!
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Zonekiller: Sei un grande a riscoprire tali perle! I miei più vividi complimenti!
prima o poi ne parlerò anch'io...

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francesco_alexandre: Fulci si è quasi sempre trovato costretto a lavorare con condizioni produttive non eccelse. Quello che c'è di buono qui, nonostante le carenze tecniche, è una storia estremamente contemporanea, e naturalmente, come sempre era Fulci, coraggiosa. Coraggio che questa volta, oltre che per la storia, s'espande all'ambientazione. Da che ricordi infatti credo che questo sia uno dei pochi o forse l'unico post-atomico di esplicita ambientazione italiana. Joe D'Amato fu costretto a girare buona parte di "Endgame" in un vecchio mattonificio "addobbato" alla meglio per sembrare New York. Castellari, più fortunato, a New York ci è potuto andare davvero ("1990 - I guerrieri del Bronx"), almeno per gli esterni, anche se "I nuovi barbari" gli è toccato girarlo tutto in una cava italianissima. David Worth in "I predatori dell'anno omega" ha rappresentato una città devastata accontentandosi di sparpagliare delle carcasse d'auto in un prato. Sergio Martino nel bellissimo "2019 - Dopo la caduta di New York" si è accontentato dei modellini di Antonello Geleng. Ecco invece che Fulci, esigente e contenstatore fino in fondo sceglie proprio Roma, e la sovverte. (Anche se la Roma televisiva di oggi non è tanto differente da quella qui raccontata).
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francesco_alexandre: Leonora Fani è la rappresentazione di un'ossessione.
"La svergognata" è quasi imperdibile, con quella sua atmosfera crepuscolare, malinconica, autunnale. Una fine estate, una vita forse fallita, una relazione irrecuperabile, uno scrittore in crisi davanti a un mare (siamo a Ischia) che diventa sempre più freddo, e di fronte a una ragazzina (la Fani, appunto) che spunta all'improvviso, stuzzica, finge di concedersi ma poi fugge sempre. Non sa nemmeno lei quel che vuole. Anche lei è a un bivio. Leonora (suggestivo nome che ricorda Poe) è qui la perfetta rappresentazione di un tempo, quello dell'adolescenza, calato in un mondo, il nostro, in cui sembra non esserci posto per l'innocenza. Subito inevitabilmente traviati, i giovani non possono essere altro che specchio di quel che li circonda, ed essere ingenui portatori di un'ossessione che dilaga e che colpisce il prossimo, in questo caso Leroy. Essere portatori di tanto fascino è pericoloso, se si pensa che sia in "Il conto è chiuso", sia in "Pensione paura" che in "Giallo a Venezia" Leonora Fani è sempre o quasi vittima di attenzioni pruriginose. E "Il domestico"? L'IMDB documenta che uscì al cinema il 4 ottobre del '74, stesso anno di "La svergognata". Chissà quale dei due film è uscito prima. Perchè in "Il domestico", l'episodio con la Fani sembrerebbe essere un'affascinante prova generale del film di Biagetti.
All'epoca c'era un'altra giovane attrice con un percorso artistico simile a quello della Fani: Ely Galleani ("Cinque bambole per la luna d'agosto", "Baba Yaga").
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ivy: uhm credo di aver visto solo il primo... ma mi ero divertita :)
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FEED (2005) di Brett Leonard

postato da Jacopo Coccia [26/11/2009 15:51]
Elogio della ciccia, con derive feticiste d'occasione, ad opera del regista australiano Brett Leonard, autore nel lontano 1992 di quello che doveva essere "il primo film sulla realtà virtuale" della storia: Il Tagliaerbe. Quel lavoro restò nella storia del cinema come un pessimo esempio di fusione tra film ed computer grafica, tuttavia dopo oltre dieci anni Feed dimostrerà che Leonard ha ancora molto da dire, questa volta su complesso rapporto tra sessualità ed internet.
"Michael Carter è un poliziotto specializzato nel combattere il cybercrime e nell'individuare siti a rischio: durante le sue investigazioni si imbatte in un sito dedicato al vojeur estremo, nel quale donne già corpulente vengono nutrite a forza fino al loro decesso. Il gestore, un vero e proprio serial killer che accetta scommesse sulla dipartita delle poverette, diventa l'obiettivo di Carter che ha però notevoli difficoltà ad agire liberamente"
Il film, totalmente girato in digitale ed a budget ridotto, stupisce fin dai titoli di testa: ci si aspetta la morbosità patinata di un prodotto tradizionale ritrovandosi invece, per nostra fortuna, catapultati in una storia di empatia sottile tanto con vittime che carnefici, attraverso un approccio grottesco per nulla banale. La fotografia, virata in maniera piuttosto ridondante (gialli innaturali, blu elettrici e rossi caramella) confeziona male una storia ben scritta e diretta, coraggiosa nel mostrare senza ipocrisie pratiche sessuali realmente esistenti, magari deprecabili, presenti e rintracciabili ogni giorno nei vasti meandri telematici della Rete.
Colpisce soprattutto la contaminazione narrativa della vicenda, che da poliziesco classico vira naturalmente verso territori thriller, horror e persino comici (quando si cerca di celare i veri interessi del serial killer dietro un'immagine familiare pubblica borghese macchiettistica e religiosa). Un film decisamente riuscito, che avrebbe meritato maggiore visibilità cinematografica, ma che col tempo si è conquistato un crescente numero di fans attraverso il recupero in DVD.
Curiosa l'integrazione del titolo affibbiata dalla distribuzione brasiliana: Feed - Fame Assassina.