
Raccontare i misteri della vita attraverso la morte, delinenado senza inibizioni gli oscuri rituali esoterici che legano le vite degli uomini.
Aldo Lado questa volta si supera, firma la sua opera più personale e riuscita, complice non secondario l’aver intuito le immense potenzialità visive della città "magica" per eccellenza, Praga. Il reporter Gregory Moore (il bravo
Jean Sorel) è in stato di morte apparente. Ma perchè? Cosa è successo veramente? Il film risponde a questo incipit da
mistery tradizionale con un complesso e lungo flashback, che rivelerà solo in conclusione i tremendi segreti di insospettabili personaggi. Come si anticipava, il ruolo delle location scelte è quanto di più azzeccato nell’intero filone thriller/horror italiano degli anni ’70: spazi che intrigano e respingono, intrisi di silenzi e ombre, complici del sospetto che cresce attimo dopo attimo nel protagonista. L’ottica atea e positivista del regista conferma nuovamente l’approccio decadente verso il potere invasivo di lobby economiche, mosse dagli istinti più barbari nella ferma intenzione di proteggere (ad ogni costo) lo status sociale conquistato. Un’opera necessaria e unica, che merita il piacere di essere visionata più che compresa, tanto è il fascino incantato che emana in ogni inquadratura.
Che dire di questo film?
Un fascino inebriante che solo poche pellicole sanno regalarti…e un finale che ti annienta
E ricodo molto bene quella gelida, fredda atmosfera.. brrr
Un film fatto veramente bene. Ottime le musiche di Ennio Morricone. E un finale che difficilmente si dimentica, anzi che ti entra dentro e ti annienta.
Aldo Lado ha fatto grandi film.