PATRICK VIVE ANCORA (1980) di Mario Landi

15 Maggio 2012 Nessun commento

Cineabominio e sequel apocrifo dell’australiano Patrick (1978) diretto da Richard Franklin, ovviamente privo di qualsiasi legame con la pellicola originale e girato tenendo ben allo scuro gli autori del capostipite.
“Patrick (Gianni Dei) è in coma in seguito a un incidente fortuito – una bottiglia lanciata da un’auto lo ha colpito – e giace in una stanza della clinica del padre, il professor Herschell (Sacha Pitoëff), che lo segue amorevolmente. Ma Patrick ha in realtà poteri telecinetici che usa perversamente per ottenere la sua vendetta”
Un incipit demenziale, cui segue una messa in scena inverosimilmente sciatta ed un livello attoriale imbarazzante. Si potrebbe riassumere così l’opera di Landi, da molti incoronato come il peggior film horror italiano di tutti i tempi. Cosa passasse di mente al regista ed al produttore Crisanti Dio solo lo sa: Gianni Dei perennemente immobile con gli occhi sbarrati, Carmen Russo e Mariangela Giordano generose come non mai ed una sceneggiature delirante, incongruente e zeppa di dialoghi stucchevoli (“Gli alcolici determinano un processo neoplastico a livello endocrino”). Servite il tutto attraverso un tripudio di bottiglie di J&B disseminate in ogni dove.
E pensare che il film, uscito su supporto DVD solo per l’americana Shriek View, ha conosciuto diverse edizioni in videocassetta considerate vere e proprie rarità per collezionisti. Si pensi che la vhs distribuita dalla Capitol, rigorosamente uncut, è oggi valutata più di 100 euro.

Categorie:Erotico, Horror, Splatter

OMAGGIO A: BEBA LONCAR

29 Aprile 2012 1 commento

Desanka Beba Loncar, anche conosciuta come Beba Loncar, è un’ex attrice jugoslava. Nata il 28 aprile del 1943 a Belgrado, nel quartiere di Tasmajdan, nel 1960 mentre frequentava il liceo venne notata dai produttori di Ljubav i moda. Dopo altre piccole parti, la più rilevante delle quali in Deveti krug (Il nono cerchio) — intenso film dedicato all’olocausto, nel quale Beba interpretava Ruth, una giovane ebrea destinata al campo di concentramento nonostante tutti gli sforzi compiuti da una famiglia di Lubiana per evitarlo — la sua carriera prese decisamente una svolta internazionale. Negli anni sessanta alcuni produttori americani, a causa degli alti costi di Hollywood, si rivolgevano all’Europa e, fra i tanti studi nati per soddisfare queste necessità, uno dei più frequentati era l’Avala Film Studio di Belgrado. Nel 1963 il regista inglese Jack Cardiff stava preparando Le lunghe navi, film ambientato nel mondo dei vichinghi, con un cast importante che comprendeva tra gli altri Richard Widmark, Sidney Poitier e Rosanna Schiaffino. All’improvviso, l’attrice scelta per la parte di Gerda abbandonò il set e Cardiff fu costretto a cercare un rimpiazzo. Per esigenze del copione, l’attrice doveva sembrare una vichinga, ma nessuna delle sostitute a disposizione della produzione aveva le caratteristiche somatiche richieste. Curiosando negli studi, Cardiff notò casualmente alcune foto di scena di Beba e decise di scritturarla. La carriera internazionale di Beba Loncar era incominciata. Nel 1964, chiamata da Mauro Bolognini, apparve in La donna è una cosa meravigliosa, film presentato al Festival di Venezia. Nello stesso anno la giovane attrice serba lavorò in Francia, Jugoslavia, Germania e Italia. L’anno successivo, il regista Pietro Germi le diede la prima parte importante della sua giovane carriera in Signore & signori, feroce rappresentazione di una provincia ipocrita e perbenista, Gran Premio al Festival di Cannes del 1966. In seguito, tralasciando la carriera impegnata, partecipò a film di genere come Il massacro della foresta nera, Agente segreto L.K. Operazione Mida, Una vergine per il bandito, Rapporto Fuller: base a Stoccolma e Svetlana ucciderà il 28 settembre (gli ultimi due, per la regia di Sergio Grieco, ricavati entrambi dallo stesso girato). Nel 1969 è la protagonista in Cuore di mamma di Salvatore Samperi. Nel 1970 Mario Monicelli la volle in Brancaleone alle crociate, nella parte della principessa Berta d’Avignone, finta lebbrosa diretta in Terra Santa. Poi ebbe una parte nel film La ragazza dalla pelle di luna (che lancerà nel firmamento delle stelle Zeudi Araya) ed interpretò film di genere erotico come Decameron n.3. Ma è nel 1974 che divenne un volto popolare, interpretando la ragazza del protagonista (Giancarlo Zanetti) nello sceneggiato RAI Ho incontrato un’ombra, diretto da Daniele D’Anza. La popolarità le consentì di apparire spesso in televisione, sia come ospite sia come conduttrice di vari programmi. Nel 1978 incise addirittura un disco, Dentro.
La sua carriera cinematografica si è diradata fino a svanire nel nulla nei primi anni ottanta; il suo ultimo film è La villa delle anime maledette del 1983. In seguito, Beba Loncar è ritornata in Jugoslavia, stabilendosi a Spalato, dove il marito gestiva uno dei locali più noti della città. Alla fine degli anni novanta, lasciato il marito, è tornata con un nuovo compagno nella natia Belgrado.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


I GIORNI DELLA VIOLENZA (1967) di Al Bradley (Alfonso Brescia)

Categorie:Attrici

PUMP UP THE VOLUME (1990) di Allan Moyle

29 Aprile 2012 Nessun commento

Sceneggiatore e regista di talento, cresciuto nell’interessante panorama del cinema indipendente canadese di fine anni ’70, Allan Moyle firma al termine del decennio successivo un piccolo cult giovanilistico, lontano dai suddetti esordi eppure, ad oggi, la sua migliore pellicola.
“Mark Hunter è un ragazzo che frequenta un liceo dell’Arizona. Studente modello e adolescente sensibile di giorno, di notte però conduce una doppia vita: è infatti lo scatenato animatore di una stazione radio pirata. Nelle sue trasmissioni, che ottengono un crescente successo, incarna i desideri frustrati dei suoi coetanei. Finché un giorno un ragazzo, suggestionato da una sua trasmissione, si uccide”
Forse a causa dello sventurato periodo di uscita nelle sale o semplicemente per un pessimo lavoro di marketing, Pump up the volume fu al botteghino (sia americano che d’oltreoceano) un sonoro fiasco. Un risultato ingiusto, ripagato tuttavia col tempo da incredibili ascolti nei passaggi televisivi e da un’aura di culto che, anno dopo anno, il film conquistò grazie ai frequentatori dei videonoleggi.
In effetti la tematica ben si prestava ad un’identificazione totale nel giovane protagonista, diviso, schizofrenico e romanticamente maudit come da copione. Un personaggio affascinante che Moyle non scrisse pensando a Slater ma che, una volta nelle mani del giovane attore, entrò immediatamente nelle sue corde, definendo forse la sua migliore interpretazione insieme all’Adso de Il nome della rosa (1986) di Jean Jacques-Annaud. Nel complesso si può rimproverare alla vicenda qualche didascalismo di troppo, giustificato da una malcelata piaggeria verso il pubblico di riferimento. Ma i dialoghi restano a tutt’oggi serrati, originali, coinvolgenti e soprattutto mai ipocriti, scelta che prevedibilmente costerà all’opera un moralistico divieto ai minori di 14 anni.
Ultima, non secondaria delizia per estimatori è rappresenta dall’eccellente soundtrack curata da Cliff Martinez (oggi collaboratore di fiducia del telentuoso regista di Drive Nicolas Winding Refn), che vanta brani di nomi del calibro di Leonard Cohen, Pixies, Sonic Youth, Soundgarden, Peter Murphy…

Categorie:Commedia, Drammatico

SPECIALE SERIE WEB: MEN RAPIST (2012)

29 Aprile 2012 Nessun commento

Men Rapist è una serie pulp diretta dal giovane Giuseppe Riva e prodotta dalla piacentina Mycity Studio.
E’ la storia di due uomini, abituati a vedere la donna come un oggetto e poco altro, che vengono aggrediti e massacrati da un essere mascherato che vendica le vittime ripagando gli aguzzini con la stessa moneta.Men Rapist è una serie che grida l’abbandono e la menzogna, grida di un paese che non vuole vedere e una realtà di silenzi e omertà piena di ombre e zone buie. Angelica nasce in una di queste zone buie, ed è un’ombra generata dalla violenza. La città ormai è il suo territorio di caccia. Angelica è il riassunto della sofferenza di tutte quelle donne che non hanno la determinazione di rinunciare ai loro aguzzini, o non ne hanno le forze, o hanno troppo amore per allontanarsi. O catene troppo strette per alzare la testa. Angelica è in guerra, ed è pericolosa come un serpente a sonagli. Nel corso della prima puntata la intravediamo, è una presenza quasi onirica. Ma le tracce che lascia sono reali, sono carne e sangue e vendetta. Adesso la città buia e insonne è una ragnatela. Ma nessuno sa ancora chi è, veramente, il ragno. Lei ha un obbiettivo ben preciso, ma non conosce ancora i volti di chi la ostacolerà. E adesso quella città buia che la protegge e la nasconde si riempie di caos, perché lei ha aperto qualcosa che doveva rimanere chiuso e sepolto.
L’idea alla base del progetto Men Rapist è quella di pubblicare online il primo film (della durata di circa 20 minuti) per poi partire con la produzione dei successivi episodi.
Sul sito www.menrapist.com potete vederne un primo trailer…

Categorie:Speciali

TERROR FIRMER (1999) di Lloyd Kaufman

18 Aprile 2012 Nessun commento

E’ il 1999 e la Troma sforna, tre anni dopo il trionfo di Tromeo & Juliet, quello che può essere considerato Il Re dei Re della storica factory indipendente: un metafilm onnicomprensivo che rimanda a tutto il folle universo tromatico fino ad allora definito. In definitiva un film-omaggio ad una prospettiva fieramente anarchica di fare cinema, lontana anni luce dagli studios di Hollywood.
“Il regista cieco Larry Benjamin (Lloyd Kaufman) sta girando un film della Troma. Si tratta dell’ennesimo sequel di Il vendicatore tossico. Durante le riprese, sul set si aggira una misteriosa donna che seduce e uccide a poco a poco i membri della troupe. Intanto l’assistente del regista Jennifer (Alyce LaTourelle) si divide tra il tecnico del suono, il ribelle Casey (Will Keenan) e il truccatore, il timido Jerry (Trent Haaga)…”
Gli ingredienti giusti per una sana miscela esplosiva si susseguono tutti, fregandosene largamente di coerenza o continuity narrativa (come, tra l’altro, confermerà un’esilarante sequenza). Nudi, amputazioni, scatologia, turpiloquio e dialoghi politicamente scorretti si accompagnano tuttavia ad una sincera passione cinefila, che Kaufman dimostra apertamente elogiando cult movie del calibro di Phenomena, Rocky Horror Picture Show, tutto il cinema di Russ Meyer e persino Antropophagus di Massaccesi!
Si ride e di gusto, accentando la storia come pretesto per concatenare alla buona scene altalenanti tra il provocatorio e l’assurdo (apice totale la corsa dell’attore obeso, ovviamente nudo, attraverso le strade di New York).
Il film ebbe non pochi problemi tecnici, sopratutto per quanto riguarda i permessi per le riprese, eppure a tutt’oggi Terror Firmer rappresenta, insieme a Citizen Toxie: The Toxic Avenger IV (2000) e Poultrygeist: Night of the Chicken Dead (2006), uno dei titoli più riusciti della Troma. Da notare nella pellicola i preziosi cameo di Trey Parker e Matt Stone (gli autori di South Park), della pornostar Ron Jeremy (il padre deforme) e del cantante dei Motorhead Lemmy Kilmister, che al termine della pellicola sarà testimonial di una campagna contro la discriminazione degli ermafroditi!

OMAGGIO A: NICOLINA PAPETTI

13 Aprile 2012 Nessun commento

Nicolina Papetti (Latina, 1936) è un’attrice italiana.
Lavorò particolarmente in teatro, calcando i palcoscenici a partire dal 1958, e nel cinema ricoprì solamente ruoli marginali. Esordì sui grandi schermi nel 1974, sostenendo una piccola particina nel film Romanzo popolare, (1974), di Mario Monicelli. La rivedremo in I fichissimi (1981) ed Amarsi un pò (1984), entrambi diretti dal regista romano Carlo Vanzina. Avrà persino un piccolo ruolo nel film cult di Richard Donner Ladyhawke (1985), nella parte della signora Pitou. Apparve anni dopo in S.P.Q.R. 2000 e 1/2 anni fa (1994) sempre di Vanzina ed in Perdiamoci di vista (1994), di Carlo Verdone. Sempre con Verdone lavorò anche in Viaggi di nozze (1995). Divenne tuttavia particolarmente nota con la fortunata serie televisiva I ragazzi della 3ª C, dove sostenne la parte di Amalia Sacchi, madre dello studente impacciato Bruno Sacchi (Fabrizio Bracconeri).
Dal 1996 ha temporaneamente abbandonato l’attività cinematografica per ritornare a dedicarsi al teatro, suo grande amore.
Occasionalmente, ha assunto nomi alternativi come Nicoletta Papetti e Nicolina Verrelli Papetti, aggiungendo, in quest’ultimo caso, il cognome del marito.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


Categorie:Attrici

I CARABBIMATTI (1981) di Giuliano Carnimeo

2 Aprile 2012 1 commento

Carnimeo ha regalato al cinema di genere Italiano, nella propria altalenante carriera, film tutto sommato riusciti, che alternavano sempre un buon ritmo ad una dignitosa messa in scena. Western come Gli fumavano le Colt… lo chiamavano Camposanto (1971); il thriller d’atmosfera Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? (1971); divagazioni pierinesche con Pierino medico della SAUB (1981) e persino un horror a budget zero con protagonista il mini-attore Nelson De La Rosa, intitolato Quella villa in fondo al parco (1988) e firmato con lo pseudonimo Anthony Ascot. Purtroppo I Carabbimatti rappresenta l’ingiustificabile punto più basso del regista pugliese, aggravato dal coinvolgimento di un cast stellare per l’epoca.
“Una coppia di agenti in borghese è all’inseguimento del bancarottiere Commendator Marrone. Pasta e Ceci, la classica maldestra coppia di carabinieri delle arcinote barzellette sull’Arma, sono continuamente ripresi dal loro comandante. Per riscattarsi decidono di dare la caccia in borghese al Commendator Marrone, fuggiasco in rovina finanziaria abbandonato dalla moglie e tradito dalla procace amante. Un cane bassotto di nome Beckenbauer li dovrebbe aiutare, invece si limita a commentare con battute in romanesco i loro infortuni. Per sfuggire ai creditori e alla legge Marrone si rifugia a Villa Verde, un nosocomio psichiatrico governato dal primario con piglio da dott. Frankenstein e popolato da improbabili pazienti che lo perseguitano con le loro intemperanze”
Difficile non bollare il titolo come un’occasione persa, bruciata da un sciattoneria di fondo tanto tecnica quanto artistica, che come anticipato coinvolge nomi di tutto rispetto come Renzo Montagnani, Gianni Agus, Giorgio Ariani, Ria De Simone, Daniele Formica… La percezione è che tutto “giri a vuoto”. Confidando sulle doti comiche di un cast rodato si dimentica completamente la sceneggiatura (ma anche il soggetto, a dirla tutta), sperando di definire qualcosa di guardabile nei novanta minuti di metraggio tenacemente raggiunti.
Eppure non si ride mai, imbarazzati e coscienti che un certo tipo di cinema sia, purtroppo, giunto ad un malconcio tramonto. Simpatiche comunque le musiche del maestro Berto Pisano.

Categorie:Commedia

HELLDRIVER (2010) di Yoshihiro Nishimura

30 Marzo 2012 Nessun commento

Ennesimo titolo scritto e diretto da Nishimura, ascrivibile come i precedenti (ed i successivi) al controverso filone della Sushi Typhoon, un genere cinematografico postmoderno a base di eccessi splatter che da anni fa impazzire il Giappone.
“Una misteriosa nebbia trasforma chiunque la respiri in una creatura affamata di carne umana. L’epidemia dilaga rapidamente fino a contagiare tutta la parte nord del Giappone, che fortunatamente viene isolata in seguito all’innalzamento di altissime mura fortificate per impedire un’ulteriore diffusione del contagio. La situazione è tuttavia fuori controllo e l’unica speranza diverrà Kika (Yumiko Hara), una fanciulla armata di una sorta di spada-motosega alimentata dal suo cuore artificiale. Kika sarà incaricata dal Governo di recarsi ai confini popolati dai morti viventi per uccidere Rikka (Eihi Shiina), la diabolica Regina degli Zombi e porre quindi fine alla piaga del virus”
La trama è, come sempre, un semplice pretesto per la successione infinita di effetti speciali barocchi e deliberatamente grotteschi: amputazioni, mutazioni disgustose, torture e persino un’esilarante pioggia di teste mozzate. Eppure un dettaglio segna una marginale differenza, rispetto a produzioni monodimensionli come Tokyo Gore Police, The Machine Girl o, giocando al ribasso, Samurai Princess: l’assoluta, sfrontata autoironia. Se in altri film del filone si alternavano affondi di humour nero a (presunti) approfondimenti psicologico/sociali, in Helldriver la definitiva assenza di buon gusto accompagna un assoluto rifiuto di intenti analitici, permettendo al regista anche la civetteria cinefila di citare, in maniera manifesta, titoli celebri della cinematografia revenant come Il giorno dei morti viventi (1985) di Romero e Le notti del terrore (1981) di Andrea Bianchi (nella sequenza del morso ai capezzoli di una ragazza). Questo non garantisce, chiaramente, una sufficienza artistica al lungometraggio, ennesimo amalgama di location impersonali, overacting continuo e musiche inopportune, tra brani country e rock’n'roll, per una durata complessiva di due ore estenuanti. Davvero un peccato per un genere che avrebbe potuto trasformare il proprio spirito anarchico e provocatorio in un inedito approccio filmico, talmente svincolato dal cinema-cinema e da riferimenti e forme narrative predefinite da potersi permettere tutto, in modo non molto dissimile da quello che per esempio fecero, con risultati eccezionali, Andy Warhol e Paul Morrissey con Il mostro è in tavola… barone Frankenstein(1973) e Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete!!! (1974). Ma quella è davvero un’altra storia.

Categorie:Asian, Splatter

MALOCCHIO aka EROTICOFOLLIA (1975) di Mario Siciliano

29 Marzo 2012 Nessun commento

Coproduzione italo-spagnola dove il buon Siciliano cerca di citare contemporaneamente l’esoterismo oscuro di Pier Carpi e lo stile pop dei migliori thriller di Mario Bava, fallendo senza sconti su entrambi i fronti.
“Peter Crane, giovane playboy che dal padre morto tragicamente ha ereditato parecchio, vive nei dintorni di Roma collezionando conquiste femminili a scapito della fidanzata Taga. Dopo una notte contrassegnata da spaventosi incubi, si sente trascinato ad assassinare Yvonne, vedova di un armatore. Nei giorni successivi altre persone finiscono nel medesimo modo. Mentre il tenente Ranieri, della polizia criminale, si mette a indagare inutilmente e subendo a sua volta effetti magici, lo stesso Peter si affida al dr. Stone, vecchio amico del genitore e alla dottoressa Toorner che se ne prende cura sino a divenirne l’amante”
La confezione, nell’incipit dell’assurda sceneggiatura, sembra promettere bene: in parte il palestratissimo Jorge Rivero, ancor meglio il cast femminile, che vanta amazzoni del calibro di Lone Fleming (Yvonne), Pia Giancaro (Elizabeth), Daniela Giordano (Taga) e Pilar Velazquez (la dott.ssa Turner). Ma tutto sembra progressivamente girare a vuoto, tanto dal punto di artistico tecnico (una regia al limite dello stucchevole) che tecnico, stiracchiando per gli infiniti 95′ un pretesto buono al massimo per un cortometraggio. Sul finale invece meglio tacere. Degna di lode la colonna sonora, d’atmosfera, del sempre grande Cipriani. Il film uscì per la prima volta in sale nel 1975 con il titolo Malocchio per poi essere distribuito nuovamente, solo due anni dopo, come Eroticofollia.
Curioso ed ingiustificato che, nonostante la vicenda sia manifestatamente ambientata a Roma, i protagonisti abbiano tutti nomi anglofoni.

Categorie:Surreale, Thriller

LAURA NON C’E’ (1998) di Antonio Bonifacio

28 Marzo 2012 Nessun commento

I tristi anni ’90 giungono al termine e cosa avviene nel panorama cinematografico Italiano? Si rispolverano, come nei tardi anni ’80, i meccanismi del musicarello, con i medesimi elementi portanti: si prende un brano (ed un cantante) di momentaneo successo, si costruisce una sceneggiatura facile-facile e si coinvolgono nella produzione facce paratelevisive o comunque riconoscibili. Imperativo assoluto: essere pop!
“La storia inizia con una sparatoria in una sorta di night club dove muoiono diverse persone. I due sicari stanno cercando Lorenzo, il protagonista del film. La sparatoria altro non sarà che un bozzetto di un fumetto che Lorenzo sta disegnando, e quindi tutto falso. La vita di Lorenzo prosegue senza intoppi e frequenta sempre il medesimo bar, dove incontra gli amici di sempre. Questa armonia viene rotta dall’arrivo di Laura, una ragazza dolce di cui subito Lorenzo si innamora, ma l’imprevisto è dietro l’angolo”
Prima nota dolente, leggere alla regia il nome di un professionista come Antonio Bonifacio, attore/sceneggiatore e regista legato in passato alla mitica factory di Aristide Massaccesi, col tempo passato – come il promettente Michele Soavi – a lidi cinetelevisivi più “tranquilli”. Seconda constatazione, che soprassiede alla superficialità tecnica dell’intera pellicola, la lista di volti noti coinvolti nel progetto: Federica Panicucci, Amedeo Sebastiani in arte Amadeus, Nicholas Rogers (il fu Tarabas della serie Fantaghirò!), Cloris Brosca (la zingara di un noto programma Rai), Laura Chiatti ed ovviamente il cantante Nek in un breve cameo. Doveroso distinguo sulla protagonista della vicenda, Laura, figura eterea e sfuggente, interpretata dalla giovane Gigliola Aragozzini, figlia del noto organizzatore del Festival di Sanremo e scomparsa a soli 23 anni per un’acuta forma di leucemia. Il resto vorrebbe essere un simpatico gioco di rimandi metafilmici e psudo onirici, volti a dare una parvenza di spessore ad una storia platealmente inconsistente, scritta forse con animo svogliato dalla coppia Clerici e Stroppa.
Con probabilità non il peggior titolo del filone (Jolly Blu o Senza Filtro, ad esempio, si dimostreranno davvero indifendibili), resta tuttavia il grande interrogativo in un’operazione del genere: pur avendo venduto 600.000 copie solo in Italia, c’era veramente tutta questa potenzialità in una canzonetta, orecchiabile, di tre minuti e mezzo?

Categorie:Drammatico, Musicale

OMAGGIO A: GIOVANNI FREZZA

18 Marzo 2012 1 commento

Giovanni Frezza (Potenza, 8 settembre 1972) è un attore italiano, ex enfant prodige che apparve in numerosi film horror nel corso degli anni ottanta. Giovanni Frezza debuttò al cinema in un ruolo minore nel 1980, all’età di otto anni, nel film di Marco Bellocchio Salto nel vuoto. Seguì una serie di interpretazioni del ruolo del bambino in diversi film, quasi sempre di genere horror. Nel 1982 interpretò il film I nuovi barbari di Enzo Castellari. Nel 1981 interpretò il ruolo di protagonista nel film Quella villa accanto al cimitero di Lucio Fulci. Continuò ad apparire in diversi film fino al 1985. Il suo ultimo ruolo fu quello di Kirk nel 1985 nel film Dèmoni di Lamberto Bava, prodotto da Dario Argento.
Dopo il ritiro dalle scene, all’età di tredici anni, Frezza si concentrò sugli studi. Attualmente risiede negli USA a Chicago, dove svolge l’attività di manager per un’azienda multinazionale.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


Frezza nelle sue principali interpretazioni, accompagnato dalle musiche del maestro Fabio Frizzi

Categorie:Attori

KOMAK (2002) di Danilo Monte e Zucco

17 Marzo 2012 Nessun commento

Esperimento affatto banale quello dei due giovani registi e collaboratori del portale Indymedia: parlare della ketamina, un potente anestetico dissociativo divenuto nel tempo celebre per l’assunzione a scopo stupefacente durante manifestazioni illegali come i rave-party. La soluzione narrativa prescelta è quella della docufiction, mai moralista né critica, che fa di un eccezionale regista il suo portavoce: Alberto Grifi, massimo esponente del cinema sperimentale italiano.
“Il regista romano Grifi è venuto a conoscenza degli esperimenti del dott. Kanudo il quale, sulla scia di T.Leary e A.Huxley, documenta gli effetti delle sostanze psicotrope sulla mente umana. In collaborazione con l’ing. Norsen, inventa una macchina in grado di visualizzare le immagini mentali. L’obiettivo dello scienziato è quello di riuscire a documentare specularmente l’esperienza mentale sotto l’effetto di ketamina, sostanza nota per i suoi effetti allucinogeno-dissocianti”
Il tono, volutamente scanzonato, affianca la sensibilità di un regista visionario da sempre curioso e vicino alle nuove sperimentazioni: pittoriche, cinematografiche o mentali non fa alcuna differenza. Grifi incontra il mondo dei ravers attraverso un approccio intellettuale originale, azzardando un parallelismo mediale che compara l’evoluzione espressiva del mezzo cine-televisivo con le dinamiche che legano la psichedelia degli anni ’70 alle nuove frontiere sensoriali delle droghe moderne. Un gioco analitico che coinvolge in prima persona l’autore de La verifica incerta, in una cronaca d’assalto priva di filtri, candidamente aperta ad un confronto con una realtà complessa, oscura ed indubbiamente spinosa. Tutto ciò molto prima (ed assai meglio) di ipocrite e voyeuristiche trasmissioni TV incentrate sulla “comprensione” delle realtà giovanili più oscure. Il budget è evidentemente minimo ma le soluzioni audiovisive funzionali, azzeccate nella sinergia tra martellanti ritmi techno, astratte animazioni computerizzate e divertenti rimandi cinefili (lo studio del dott. Kanudo immaginato come un’alchemico antro che rimanda alle storiche produzioni horror della Hammer). Il film si chiude con una profezia illuminata dello stesso Grifi, che anticipa lucidamente le potenzialità delle future tecnologie, svincolate dello supremazia antropocentrica e fondate invece su un flusso amoroso di connessione con tutte le altre esistenze viventi, a livello mondiale. In parole povere, il social networking.

Categorie:Documentario, Grottesco

MONSTER DOG – IL SIGNORE DEI CANI (1984) di Clyde Anderson (Claudio Fragasso)

17 Marzo 2012 Nessun commento

Primo horror integralmente firmato dal braccio destro di Bruno Mattei, seppur sotto lo pseudonimo di Clyde Anderson. Una coproduzione con finanziamenti per lo più spagnoli, che ancora oggi lascia interdetti per l’incredibile partecipazione dell’icona dello shock-rock Alice Cooper, nelle vesti del protagonista Vincent Raven.
“La rockstar Raven, assieme alla propria compagna e ad un gruppo di ballerini, si reca nella fatiscente villa dei suoi defunti genitori per girare un videoclip. Una volto giunto a destinazione, dovrà fare i conti con alcune misteriose uccisioni ed un’antica maledizione di famiglia. A rendere più sgradevole il già movimentato soggiorno giungerà persino una banda di teppisti motorizzati, che costringerà Vincent ad improvvisarsi giustiziere per salvare la propria vita e quella dell’amata. Niente impedirà, però, di giungere ad un drammatico epilogo”
Indifendibile: con assoluta certezza l’unica regia del bravo Fragasso a non permettere sconti o eventuali rivalutazioni postume. Plateale la pessima conduzione degli attori (o presunti tali), tra i quali spicca un Cooper visibilmente imbarazzato. Messa in scena sciattissima, effetti speciali deliranti ed una sceneggiatura confusa completano il quadro generale, nonostante sia doveroso specificare che quest’ultima fu più volte rimaneggiata a causa di problemi tecnici sul set (il cane mostro si ruppe e si dovette trasformare la mutazione del protagonista in lupo mannaro…). Si consideri poi che negli scarsi novanta minuti di metraggio si parte con un incipit musicale (l’incalzante videoclip Identity crisis) seguito da un teen-horror soporifero, passando per uno pseudo western intervallato da sequenze brillanti: conclusione e titoli di coda con rimontaggio arbitrario dei precedenti momenti! Sui dialoghi è opportuno sorvolare totalmente, in quanto semplici “rumori di fondo” per una storia dal fiato corto.
Il vero mistero resta il coinvolgimento della rockstar americana, peraltro non nuova ad esperienze cinematografiche di ben diverso spessore (Il signore del male, Nightmare 6: La fine).

Categorie:Horror

OMAGGIO A: GIANNI DEI

8 Marzo 2012 2 commenti

Gianni Dei, talvolta accreditato come Gianni Dei Carpanelli o anche John Day (Bologna, 21 dicembre 1952), è un attore italiano noto per la sua attività di caratterista svolta dalla fine degli anni sessanta agli anni ottanta.
Negli anni duemila è apparso nel ruolo di se stesso in Paura: Lucio Fulci Remembered – Volume 1 (2008) e nel film realizzato con materiali di archivio Not Quite Hollywood: The Wild, Untold Story of Ozploitation! (sempre del 2008). È stato interprete di b-movie e film di un qualche rilievo (comici, commedia all’italiana, commedia erotica all’italiana, musicarelli, thriller, poliziotteschi ecc.). Il suo primo ruolo di un certo rilievo è stato nella commedia giovanilistica del 1967 Pronto… c’è una certa Giuliana per te di Massimo Franciosa.
In carriera ha girato una quarantina di film. Gli ultimi sono stati distribuiti a fine anni ottanta.
Si è cimentato anche come cantante apparendo in qualche trasmissione televisiva.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


MANHATTAN GIGOLO’ (1986) di Amasi Damiani

Categorie:Attori

La Bad House lancia il sito ufficiale del film MADE IN ITALY

6 Marzo 2012 Nessun commento

A qualche mese dal rilascio del primo teaser del film Made in Italy, che ha acceso interesse dei cinefili e scatenato la curiosità degli horror fan,
la Bad House Film pubblica www.madeinitalyfilm.com, il sito ufficiale del nuovo, sconvolgente, alternativo mondo movie italiano. La misteriosa casa di produzione ha inoltre rilasciato il nuovo trailer in lingua inglese, visibile sul sito. Costruiremo un ponte narrativo fra i contenuti del sito e quelli del film. Un progetto innovativo, destinato a rivoluzionare i rapporti fra cinema e web ha dichiarato Jephta, regista del film. Il sito www.madeinitalyfilm.com è in italiano e in inglese. Offre video, immagini, info, un’area download ed una inquietante sezione “live”.
Il sito, che integra tool dedicati ai più diffusi social network, non sarà solo una semplice vetrina: i contenuti saranno in continuo aggiornamento e non mancheranno indiscrezioni sull’attesissimo film, attualmente in postproduzione.

Categorie:Speciali

ZEBRAMAN 2: ATTACK THE ZEBRA CITY (2010) DI TAKASHI MIIKE

1 Marzo 2012 Nessun commento

Il genio di Miike – forse il più prolifico, visionario ed anarchico regista giapponese vivente – dirige il sequel di uno dei suoi maggiori successi commerciali, Zebraman (2004), riproponendo il medesimo spirito grottesco con un budget produttivo maggiore ed una sceneggiatura che irrimediabilmente si rivela meno originale del titolo originale.
“Anno 2025, Tokyo è diventata Zebra City dopo gli eventi raccontati nel film precedente e in particolare dopo che l’allora ministro della difesa si è proclamato capo assoluto della città. Zebraman, misteriosamente scomparso da 15 anni, lo ritroviamo in strada, senza memoria e senza coscienza di sè. Mentre nella città l’istituzione dello Zebra Time (5 minuti ogni 12 ore in cui ognuno può compiere indisturbato qualsiasi tipo di crimine senza subirne le conseguenze legali) miete vittime e fa crescere la popolarità del sindaco, l’ignaro Zebraman guadagna consapevolezza di sè e di cosa sia successo nei 15 anni che lo separano dal suo ultimo stato di coscienza”
D’accordo sull’idea di partenza, che enfatizza fino al paradosso il dilagare della violenza metropolitana facendo anche blanda satira sociale. Bene anche il lato tecnico, che gioca benissimo sui differenti linguaggi mediali che un ipotetico futuro possa immaginare (il videoclip, l’estetica dei nuovi cartoon e la cultura postmoderna dei videogiochi iperrealistici), avvalendosi della fotografia raffinatissima di Kazushige Tanaka e le scenografie, nonché i costumi strepitosi (tutti costruiti sulla dicotomia bianco-nero/bene-male) firmati dall’art director Akira Sakamoto. Eppure il gioco, perché tale resta, si rivela tanto piacevole per gli occhi quanto superficiale emotivamente: un po’ come il precedente Yattaman – Il film (2009), la bulimica fantasmagoria del regista non trova una controparte narrativa altrettanto forte, lasciando sospettare che lo spirito creativo che anima il progetto in lavorazione sia già in fuga verso il successivo lavoro (ed il ritmo produttivo di Miike lascia più d un dubbio in merito).
Dov’è finito quell’equilibrio intangibile e sconvolgente di opere come Shinjuku Triad Society (1995), Rainy Dog (1997), The bird people in China (1998) ed Ichi the killer (2001)? Possibile che la forma abbia definitivamente preso il sopravvento sulla sostanza? Difficile crederlo, impossibile sperarlo. Certo, il suo prossimo titolo in uscita, Ace attorney (2012), è la versione live action del videogame di successo sulle console Nintendo Gameboy Advance e DS…

Categorie:Azione, Commedia, Grottesco

LINA ROMAY (1954 – 2012)

24 Febbraio 2012 Nessun commento
Categorie:Attrici

PECKER (1998) di John Waters

22 Febbraio 2012 Nessun commento

Pellicola alquanto controversa nell’universo cinematografico disumano e provocatorio del “pope of trash”: non solo per essere un vero e proprio punto snodo di tra le stoccate politicamente corrosive del passato ed il futuro ritorno alle origini (A morte Hollywood, A Dirty Shame), ma soprattutto per le critiche poco entusiastiche che la pellicola ottenne sia dalla stampa specializzata che dallo zoccolo duro dei fan più fedeli.
“Pecker è un diciottenne che lavora in una paninoteca e ha l’hobby della fotografia. Dal punto di vista tecnico, le fotografie di Pecker appaiono tutt’altro che professionali: le foto sono spesso sfocate, con una evidente grana, e i soggetti (in genere i familiari, gli amici o la fidanzata) spesso in situazioni sgradevoli e inquadratura non standard. Pecker diventa tuttavia famoso quando le sue opere sono scoperte da Rorey Wheeler, una famoso gallerista di New York, e sono apprezzate dai collezionisti d’arte. Vengono tuttavia in tal modo diffusi contenuti privati, riguardanti la vita privata dei familiari e degli amici del giovane fotografo, con numerosi inconvenienti”
Di nuovo Baltimora, la sua realtà multiforme e bizzarra tanto cara al regista, dove i giorni si susseguono nella (apparente) normalità cittadina, divisa tra lavanderie a gettone, bar, tavole calde e sordidi strip club. La natura biografica e nostalgica del film sembra però prevalere sulle dichiarazioni d’intenti, lasciando che una favola sociale costruita sulla contrapposizione provincia-metropoli rimanga tale fino ai titoli di coda. I momenti più ghiotti per dare spazio alle debordanti provocazioni à la Waters (lo strip bar gay, la nonna che dà voce alla propria madonnina di gesso) restano purtroppo simpatiche e morbide freddure, deboli stoccate che solo in Italia possono far ancora storcere il naso a qualcuno (dove infatti il film è stato distribuito per ultimo, in ordine di tempo, sul mercato internazionale). Peccato, perchà Furlong e la Ricci funzionano davvero bene, la colonna sonora firmata da Stewart Copeland è eccezionale e la sceneggiatura conosce, nella prima parte, un tocco stilistico sensibile davvero riuscito. Attenzione durante la visione alla consueta presenza di Mink Stole (l’acida responsabile scrutinante delle operazioni di voto) ed al divertente cameo dell’artista e fotografa Cindy Sherman, ovviamente nella parte newyorkese della vicenda.

Categorie:Commedia

INNAMORARSI ALLA MIA ETA’ (1979) di Orlando Jiménez Leal

22 Febbraio 2012 Nessun commento

Dal bravo documentarista – autore di interessanti lavori sulla società e la cultura Cubana – Orlando Jiménez Leal, la regia di un musicarello/melodramma ispirato ad uno degli album musicali più venduti del periodo, l’omonimo Innamorarsi alla mia età, pietra miliare del cantante e sex symbol madrileno Julio Iglesias.
“Il famoso cantante Julio Iglesias a livello internazionale, separatosi dalla moglie, si butta a capofitto nel proprio lavoro con una lunga serie di concerti negli Stati Uniti, in modo tale da tenere la mente occupata. In questa stessa occasione si innamora di una ragazza, ma deve rinunciare a lei a causa del suo lavoro troppo impegnativo”
Mausoleo patinatissimo all’idolo pop di molte signore dell’epoca, infarcito di momenti di docufiction presso locali della grande mela e tanta, esagerata autoreferenzialità. La trama diviene pretesto per lo sviluppo di prodotto non dissimile da tante telenovelas sudamericane di successo, con personaggi privi di spessore psicologico e tormentati sentimentalmente da quotidiane difficoltà emotive. La fotografia e la regia stessa assecondano la celebrazione del cantante in tutto e per tutto, ma tuttavia non lesinando in momenti di intima amarezza, certamente connessi alla vita privata di Iglesias (il sofferto divorzio dalla prima moglie, la modella filippina Isabel Preysler). Tuttora divertenti e bizzarre le sequenze, girate all’interno dei differenti locali di tendenza nel periodo, gremite di volti e personaggi dal look al limite dell’eccentricità, dove all’ingresso del cantante tutti esultano immediatamente come all’arrivo di una divinità. Dirompente.

Categorie:Drammatico, Musicale

OMAGGIO A: VENANTINO VENANTINI

5 Febbraio 2012 2 commenti

Venantino Venantini, all’anagrafe Enrico Venantino Venantini (Fabriano, 17 aprile 1930), è un attore italiano.
Attore atletico e prestante, ha interpretato oltre 150 film esordendo quasi da comparsa nel mitico Un giorno in pretura di Steno. Ha la sua prima grande occasione nel 1961 quando ha il suo nome nei titoli di testa di Odissea nuda con la regia di Franco Rossi. Successivamente interpreta a raffica decine di film alcuni dei quali divenuti cult come Emanuelle neraLuca il contrabbandiereApocalypse domani e Paura nella città dei morti viventi. È stato diretto da registi quali Lucio Fulci, Antonio Margheriti, Joe D’Amato, Carlo Ludovico Bragaglia, Claude Lelouch, Ettore Scola, Luciano Salce, Édouard Molinaro e Umberto Lenzi. La sua recitazione misurata lo colloca tra gli attori più interessanti degli anni sessanta ma la discontinua qualità delle pellicole che gira non lo aiutano a diventare un autentico divo. Trova comunque in giro per l’Europa, in modo particolare in Francia, un’attenzione particolare venendo utilizzato spesso in parti da villain. Attivo anche in diversi sceneggiati televisivi, è padre dell’attore Luca Venantini con cui ha recitato nel film Giovani e belli del 1996 con la regia di Dino Risi.
Nella prima serie televisiva I ragazzi della 3ª C, ha interpretato in alcuni episodi il ruolo del padre di Chicco Lazzaretti (l’attore Fabio Ferrari).

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


CREPA TU… CHE VIVO IO (1967) di Massimo Dallamano

Categorie:Attori

DOVE C’E’ GIGIONE NON C’E’ PROBLEMA (2008) di Stefania Spanò e Ivano De Simone

23 Gennaio 2012 5 commenti

Mille euro complessivi di budget, 4 mesi di riprese ed una postproduzione minima per un documentario fieramente autoprodotto, tutto incentrato sull’ascesa del più grande fenomeno trash del panorama musicale Italiano degli ultimi anni: Gigione (al secolo Luigi Ciaravola).
“Primi passi e consacrazione del re del folk dance godereccio che in un’Italia agreste, dimenticata dai manuali di antropologia, si concede il lusso di un concerto a sera giungendo nei paesi del centro-sud mal collegati ai grandi nuclei urbani. Un selfmade man poco conosciuto con un impero economico da fare invidia ai suoi colleghi più blasonati e un’ intelligenza mediatica ingenua ma efficace”
Primo merito dei giovani autori è l’aver riempito un gap cronachistico affatto marginale, di cui è indubbiametne vittima la nuova corrente neomelodica partenopea. Necessitava in sostanza un’opportuna, approfondita e sincera messa a fuoco sulla sua decisiva evoluzione: l’immagine, la comunicazione televisiva, il passaparola e soprattutto la capacità di intercettare il più vasto pubblico possibile divengono i nuovi diktat di un approccio sofisticato al business musicale, benché pervicacemente distante anni luce da ITunes e dai concerti 3D in edizione limitata. Gigione e la sua futura spalla (nonché figlio) Jo Donatello, sono intrattenitori puri che trovano nelle feste patronali e nelle sagre di paese l’audience più ricettiva e fedele, affamata di ritmiche semplice (ma sempre accattivanti) e testi che giocano maldestramente su doppi sensi, vernacolarità spiccia e spiritosaggini da bar. Un mix geniale, che muterà progressivamente fino ad abbracciare – questa volta col massimo rispetto – tematiche religiose estremamente care al pubblico. E non a caso è proprio quest’ultimo il vero coprotagonista del documentario: volti pasoliniani di incredibile umanità, che sostengono Gigione con devozione sincera ed incondizionata. Uomini e donne che imparano a memoria i brani, fanno bootleg dei concerti con il registratore dei nipoti ed assistono allo spettacolo dopo dieci ore di lavoro in fabbrica, come afferma una fan abruzzese. Spanò e De Simone lasciano scorrere senza inutili ridondanze le situazioni contingenti che gravitano attorno ad ogni concerto-evento del cantante napoletano, permettendosi solo il vezzo di intervallare i momenti live con qualche dichiarazione dell’interessato sulla propria carriera (l’importanza di un’organizzazione capillare, persino nel posizionamento dei manifesti e qualche interessante aneddoto sulla nascita di brani come “A campagnola” e “Padre Pio”). Non mancano poi estratti dall’unico film interpretato da Gigione e Jo Donatello, Grazie Padre Pio (2001) per la regia di Amedeo Gianfrotta, che ben completa il quadro professionale di un artista inequivocabilmente a tutto tondo. Dove c’è Gigione non c’è problema è in definitiva una testimonianza originalissima, spassosa ed interessante su un “caso musicale” più unico che raro. Purtroppo il documentario non ha trovato una distribuzione ufficiale, ma fortunatamente è reperibile con facilità online.

Categorie:Documentario

LA BRAVATA (1976) di Roberto Bianchi Montero

23 Gennaio 2012 Nessun commento

Tardo poliziesco-gangsteristico (che tuttavia non disdegna improbabili cadute in stile commedia sexy) firmato dall’anziano Roberto Bianchi Montero, che sembra rifarsi al filone dei ragazzi bene violenti e spietati senza tuttavia crederci mai.
“Cinque ragazzi rubano a due camionisti, affiliati a un’organizzazione clandestina di esportatori di valuta, tre auto destinate a raggiungere la Svizzera: nascosti in una di esse ci sono quattro miliardi. Alla guida di quest’ultima Mario incappa nella polizia, uccide un agente ma viene a sua volta gravemente ferito. Mentre Walter, uomo dell’organizzazione, trova una traccia per risalire ai cinque, Mario si rifugia nella villa di una loro amica, Patrizia, che lo affida alle cure del dottor Milani, un medico radiato dall’Albo”
Tra regia dozzinale, musiche birichine firmate da Nico Fidenco, un cast dall’inusuale valenza cult (il transessuale Ajita Wilson, i volti noti Venantini, Dottesio e Garofalo affiancati dal comico napoletano Armando Marra) ed un approccio sociologico anacronistico e reazionario, non possono che delinearsi i contorni di un progetto sfuggente e confuso, che non rivela mai allo spettatore dove intenda andare a parare: erotico a sfondo poliziesco? Commedia gangster? Satira politica con influenze noir? Impossibile identificarlo. Annoverabile quasi certamente ai molti titoli pot-pourri del tempo che, indecisi sul genere a cui accostarsi, inficiano la narrazione con parentesi aliene alla vicenda, che negli intenti vorrebbero ampliare il pubblico di riferimento (e i relativi incassi) ma che nella sostanza peggiorano la natura già stralunata del prodotto.
Un titolo non memorabile, privo di effettiva originalità o sequenze particolari, che scorre diligentemente attraverso i canonici novanta minuti circa di metraggio, segnati spesso e volentieri dalla presenza in scena del noto aperitivo analcolico Crodino, protagonista poco occulto dell’intera pellicola.

Categorie:Commedia, Poliziesco

VHS COVERS STORY: LE INGUARDABILI Vol.XX

16 Gennaio 2012 Nessun commento

KICKBOXER FROM HELL (1992) di Godfrey Ho

KICKBOXER FROM HELL (1992) di Godfrey Ho

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Categorie:Locandine

L’ULTIMO CAPODANNO (1998) di Marco Risi

13 Gennaio 2012 Nessun commento

Memorabile esordio pulp del maestro del neo-neorealismo italiano anni ’90 (Ragazzi Fuori, Il muro di gomma, Il Branco), costato una tombola e rivelatosi – anche per una serie di sfortunate coincidenze – uno dei più cocenti flop della storia del cinema tricolore.
“Il film narra le vicissitudini durante l’ultima notte dell’anno di una varia, grottesca e d inqualificabile umanità: ci sono due ragazzi in cerca di sballo, una banda di ladri che tentano di svaligiare un appartamento, un marito fedifrago sadomasochista, la tifoseria cafona del Purchiano Terme che prende parte alla festa organizzata da una contessa, la famigliola felice ed una moglie che scopre di essere tradita. Il filo conduttore del film è il luogo: un condominio romano sulla Cassia, crocevia di tutti gli eventi”
Tratto dal racconto L’ultimo capodanno dell’umanità di Niccolò Ammaniti, il progetto si rivela fin dall’esordio complesso e rischioso: lo stesso Marco Risi racconta che il padre Dino, maestro indiscusso della commedia all’italiana che fu, sentenziò che se il figlio fosse riuscito a trarre un’opera divertente da quella sceneggiatura, avrebbe girato senza dubbio il capolavoro della sua carriera. Ma come tutti i grandi sogni, la trappola della deriva sarà dietro l’angolo. Innanzitutto una promozione che, a detta dello stesso regista, calca la mano sul lato oscuro dell’opera, dimenticandone l’aspetto ludico. In seconda istanza, la sventurata uscita in parallelo con il blockbuster per antonomasia Titanic di James Cameron, che monopolizza le sale eclissando tutti i titoli concorrenti. Ma la verità è anche un’altra: il film, dagli intenti volutamente grotteschi e provocatori, gioca male la carta fondamentale del casting, affiancando ad attori in stato di grazia come Luca Lionello e Beppe Fiorello (entrambi strepitosi) volti paratelevisivi fuori luogo (Iva Zanicchi, Adriano Pappalardo) a personaggi potenzialmente interessanti ma abbozzati in modo maldestro e frettoloso (Ricky Memphis, Piero Natoli, Monica Bellucci). Ne esce un fumetto bizzarro, che alterna momenti strepitosi a cadute di stile imperdonabili, forse troppo debitore dell’estetica à la Tarantino tanto in voga nel periodo.
Oggi è riconosciuta dai cinefili – in parte meritatamente – come un’opera cult pressocchè irripetibile nel panorama cinematografico italiano. Ad essere più oggettivi, è un delirante divertissement sfuggito di mano ad un regista che è sempre stato troppo cerebrale. Meritevole di una re/visione.

Categorie:Commedia, Grottesco

OMAGGIO A: GINO PAGNANI

1 Gennaio 2012 Nessun commento

Gino Pagnani (Roma, 31 luglio 1927 – Magliano Sabina, 10 aprile 2010) è stato un attore e doppiatore italiano.
Luigi Pagnani Fusconi, questo il suo vero nome, appare per la prima volta nel film Il professor Matusa e i suoi hippies (1968), accanto alle stelle canore Gigliola Cinquetti, Little Tony e Caterina Caselli. Verrà poi Ma chi t’ha dato la patente?, film del 1970 diretto da Nando Cicero con Franco e Ciccio, dove interpreta il responsabile esaminatore della motorizzazione civile. La sua sarà una presenza ricorrente nei film della coppia siciliana, ormai verso il declino del successo (commerciale) cinematografico di quel genere.
Nel 1972 ha inoltre lavorato con Mariano Laurenti per la realizzazione di un cult della commedia erotica all’italiana: Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda, nel ruolo di Mastro Deodato. La commedia erotica sarà il suo nuovo habitat.
Ha sempre ricoperto ruoli piccoli o marginali, di lui si hanno poche notizie, ma ha preso parte a numerose pellicole, diventando una delle facce più note dei caratteristi italiani, interpretando quasi sempre il ruolo di uomo integerrimo (almeno in apparenza) e dal fare molto formale nelle situazioni in cui conta l’etichetta.
Molti lo ricorderanno per la sua ultima apparizione cinematografica ne L’allenatore nel pallone del 1984, dove interpreta il Dottor Socrates, collega chirurgo dell’ex calciatore Socrates(laureato in Medicina, ma non ha mai esercitato) che opera mister Oronzo Canà di appendicite, dopo averlo insultato. Si è spento nell’aprile del 2010.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


LA PROFESSORESSA DI SCIENZE NATURALI (1976) di Michele Massimo Tarantini

Categorie:Attori

JACK FROST (1996) di Michael Cooney

29 Dicembre 2011 1 commento

In pieni anni ’90 la grande onda del weird horror americano non si era del tutto assopita. Lo dimostra questo esilarante prodotto low budget, che fa di un’idea originale l’esilarante fondamento di un’opera divenuta nel tempo un piccolo cult.
“Un serial killer condannato alla sedia elettrica, causa i suoi 38 omicidi, è trasportato in un furgone della polizia verso il penitenziario ove avverrà la sua esecuzione. Ma sulla strada, a causa di una forte tormenta di neve, l’automezzo si scontra con un camion che trasporta materiale frutto di esperimenti genetici. Il serial killer viene investito dai liquidi chimici ed il suo D.N.A. si fonde con il manto nevoso che copre l’asfalto. Da questa unione nasce un pupazzone di neve, dotato però dell’anima del feroce assassino, che mieterà vittime in uno sperduto paesino di montagna”
Cooney, al suo esordio registico e futuro sceneggiatore di innegabile talento (Identità, 2003), costruisce un film che è un po’ una sfida – rendere un pupazzo di neve minaccioso – e un po’ un autoironico gioco di rimandi ed eccessi grotteschi: la storia cita direttamente La Bambola assassina (1988) di Tom Holland, rendendola tuttavia più assurda e bizzarra nelle modalità criminali del pupazzo di neve. Jack Frost decapita con slittini, soffoca con luminarie natalizie e abusa in bagno di una ragazza ricorrendo a biechi sotterfugi legati al propria natura acquea! In sostanza, una serie di trovate bizzarre che sposano appieno lo spirito goliardico dell’operazione. Si consideri la presenza, riconoscibile, di una giovane Shannon Elizabeth nei panni di Jill Metzner ed il valore aggiunto dei tremendi effetti speciali del grande Screaming Mad George (il giapponese Joji Tani), talmente in economia da risultare stranianti.
Se si accetta il gioco, un eccellente visione alternativa ai melensi filmacci propinati in TV durante il periodo natalizio.

Categorie:Grottesco, Horror

HELLRAISER: REVELATIONS (2011) di Victor Garcia

21 Dicembre 2011 Nessun commento

Pessimo, indecente ultimo capitolo della gloriosa saga nata dalla fantasia delirante di Clive Barker. Produce come al solito la Dimension che, pur di sfruttare i diritti di sfruttamento cinematografico, regala al mercato home video uno dei peggiori prodotti horror dell’anno.
“Due giovani amici, annoiati e in cerca di avventura, si recano in Messico in vacanza. Lì entreranno in possesso del Cubo di Le Marchand e saranno così arditi dal provare a usarlo. Porteranno di nuovo in questo mondo Pinhead e i Cenobiti, ma per sopravvivere proveranno a scambiare il loro destino di sofferenze inaudite con quello di qualcunaltro. Ciò porterà morte e dolore nel destino delle loro famiglie”
Clive Barker si dissocia totalmente con un comunicato (piuttosto esplicito) su Twitter, Doug Bradley non ricopre il ruolo di Pinhead e la regia viene affidata allo spagnolo Garcia, autore di dimenticabili prodotti televisivi come Mirrors 2 (2010) e Return to House on Haunted Hill (2007). Con queste premesse si verifica, logicamente, la definizione di un progetto filmico scadente, caratterizzato da una vistosa povertà di mezzi accompagnata da un’imbarazzante incapacità tecnica e narrativa. Persino l’asso nella manica del franchising, che promette nuovi affascinanti cenobiti ad ogni capitolo, viene clamorosamente bruciato: assistiamo a un prigioniero dell’inferno che è un clone economico dell’originale Pinhead! Salvabile il comparto effetti speciali, che non lesinano nelle tradizionali soluzioni gore marchio di fabbrica dell’intera saga. L’attrice tedesca Sanny Van Heteren, nei panni della sensuale protagonista Kate Bradley, potrebbe rivelarsi col tempo una nuova, interessante scream queen. Per il resto, l’oblio.

Categorie:Horror

OMAGGIO A: ANIA PIERONI

19 Dicembre 2011 Nessun commento

Ania Pieroni nacque a Roma nel 1957 da una famiglia borghese. Il nonno paterno fu podestà di Pescara mentre il nonno materno, tedesco, fu un architetto e il padre, Cavaliere di Malta, ufficiale pilota per hobby commerciava autovetture americane. Frequentò le scuole elementari e medie in scuole private cattoliche. In seguito si iscrisse al liceo “Tasso” di Roma, dove conseguì la maturità classica. Su consiglio del padre, che per lei auspicava una carriera diplomatica, Ania si iscrisse all’università, facoltà di Scienze politiche e contemporaneamente intraprese per spirito anticonformista la strada del cinema esordendo giovanissima in una piccola parte nel film del 1978 Così come sei di Alberto Lattuada (in cui appariva anche in alcune scene di nudo) e partecipando poi a Mani di velluto di Castellano e Pipolo. Raggiunse la celebrità interpretando il ruolo della Mater Lacrimarum nel film Inferno di Dario Argento. Nel 1980 Ania viveva a Milano ed una sua cara amica socialista le chiese di accompagnarla al “Circolo Filippo Turati” del PSI. Fu qui che Ania conobbe Bettino Craxi: tra i due nacque subito una storia d’amore e per lui Ania ruppe il fidanzamento col conte Roberto Gancia. Il potente politico le regalò dapprima un albergo e in seguito una piccola ma influente emittente televisiva privata di Roma, la GBR, che sotto la sua direzione durata dal 1985 al 1991 divenne la prima emittente del Lazio; durante questa attività, tuttavia, venne accusata di ricettazione per avere incassato parte dei fondi neri del partito del garofano. Accantonata quindi la carriera artistica (l’ultimo suo film fu Fracchia contro Dracula nel 1985) divenne per un breve periodo una delle personalità più influenti della televisione italiana. In un’intervista concessa a Claudio Sabelli Fioretti il presentatore Giancarlo Magalli, parlando della lottizzazione politica della Rai, di lei disse: Lei voleva lavorare a Rai Uno perché Rai Due era stata talmente malridotta dai socialisti che i raccomandati dei socialisti non ci volevano andare.[...]Quando registrava il suo pezzo, cinque minuti, in studio si fiondava tutta la Rai. Direttore, vicedirettore, capo redattore. Tutti a dire: “Brava, molto brava, bravissima”. Nel 1991 Ania si innamorò di un giornalista di GBR, Osman Mancini: il rapporto con quest’ultimo mise fine alla relazione con Bettino Craxi. Tuttavia, quando quest’ultimo fu coinvolto nello scandalo di Mani Pulite e fuggì in Tunisia, Ania fu una delle poche persone a non voltargli le spalle. Il19 Settembre 2001 la Pieroni si è sposata con l’industriale napoletano dell’acciaio Gennaro Moccia.
Dario Argento le propose di interpretare di nuovo il ruolo della Mater Lacrimarum nel film La terza madre, ma l’attrice preferì rinunciare.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


INFERNO (1980) di Dario Argento

Categorie:Attrici

CABIN FEVER 2: SPRING FEVER (2009) di Ti West

2 Dicembre 2011 Nessun commento

Sette anni dopo il delirante Cabin Fever di Eli Roth di carne al fuoco – è il caso di dirlo – se ne vuole aggiungere tanta, ma il fumo di una produzione scellerata annebbierà l’operazione su più punti. Due script rifiutati (il primo a firma di Roth ed il secondo di Adam Green, che poco dopo verrà allontanato dal progetto), una lunga serie di ripensamenti della stessa Lions Gate ed il conclusivo, pesante rimaneggiamento del girato di West conducono il film verso una prevedibile deriva artistica.
“Nel primo film, Paul uno protagonisti infetti finiva in un lago infettandolo. Cabin Fever 2 si apre con Paul ormai consumato dal virus che emerge dalle acque del lago e corre a cercare aiuto. Muore però subito investito da uno scuolabus. Nel frattempo l’acqua del lago contagiata da Paul arriva fino ad uno stabilimento per l’imbottigliamento dell’acqua e finisce in un carico di bottiglie infette consegnate ad un college americano. Il virus viene così ingerito inconsapevolmente da molti studenti e dopo un periodo di incubazione, durante il ballo annuale inizia la tragedia tra vomito, bolle di sangue e profonde lacerazioni”
I titoli animati promettono un’esperienza simile alla pellicola del 2002, dove lo slasher anni ’80 incontra in un grottesco corto circuito la commedia collegiale americana, passando attraverso soluzioni deliberatamente splatter. Il progressivo (e barcollante) incedere della sceneggiatura rispetta marginalmente questo intento perché, se i momenti azzeccati a base di disgustosi effetti virali non mancano, la vicenda non sembra decollare né brillare in termini di originalità ed innovazione. Sia chiaro: se ci si attende un teen horror che disgusti e soprattutto diverta, il gioco funziona come funzionò il primo capitolo della serie. La questione si fa più ostica nel momento in cui si pretenda qualcosa, un qualsiasi guizzo, di più.
Attenzione ai titoli finali, una volta terminati nascondono una simpatica sciocchezza.

Categorie:Grottesco, Horror, Splatter

ROMA, L’ALTRA FACCIA DELLA VIOLENZA (1976) di Marino Girolami

26 Novembre 2011 Nessun commento

Dopo il successo plebiscitario di Roma violenta (1975) e del successivo Italia a mano armata (1976) Girolami torna al genere per l’ultima volta, concludendo alla grande la propria personale trilogia poliziottesca.
“Sconvolto dalla morte della figlia Carol, uccisa per mano di quattro rapinatori, l’ingegner Alessi si mette in testa di aiutare il commissario Carli nella ricerca dei colpevoli. Intanto la malavita imperversa nella capitale e una rapina a un furgone valori lascia altri morti per strada”
La cronaca la fa, mai come adesso, da padrone. Nella vicenda si inseguono storie trasversali connesse non tanto al naturale background dei personaggi in gioco quanto ai tristi accadimenti presenti sui giornali dell’epoca: trionfa senza sorprese il fattaccio del Circeo, tra l’altro ispiratore del meno riuscito I ragazzi della Roma violenta, diretto da Renato Savino sempre nel 1976 (si tenga presente che la terribile vicenda avvenne nel Settembre del ’75).
Meno instant-movie e più saggio popolaresco sulla nuova criminalità capitolina (i poveracci sono violenti per necessità ed i ricchi per noia, ma pagano solo i primi i propri errori), il film fortunatamente si veste solo in superficie da opera impegnata e subito sfodera, abbondando in sadismo visivo, una realtà metropolitana inquietante, pervasa come pochi titoli nel poliziesco all’italiana di un nichilismo profondo, che cancella persino la più flebile delle speranze. Bozzuffi (Carli) e Steffen (Alessi) si dimostrano in parte, accettando di buon grado la natura manichea e stereotipata dei propri ruoli; il montaggio del fido Alabiso fa il resto, dando sostanza e ritmo ai numerosi momenti topici della pellicola. La presenza di un giovanissimo Valerio Merola tra i pariolini spietati suona come un indizio profetico, mentre a tutt’oggi non si giustifica come il personaggio interpretato da Massimo Vanni – freddato nei primi minuti – resusciti cinematograficamente dopo mezz’ora, come se nulla fosse!
Escludendo questa leggerezza artistica, un’opera da recuperare e rivalutare.

Categorie:Poliziesco