DOVE C’E’ GIGIONE NON C’E’ PROBLEMA (2008) di Stefania Spanò e Ivano De Simone

23 Gennaio 2012 Nessun commento

Mille euro complessivi di budget, 4 mesi di riprese ed una postproduzione minima per un documentario fieramente autoprodotto, tutto incentrato sull’ascesa del più grande fenomeno trash del panorama musicale Italiano degli ultimi anni: Gigione (al secolo Luigi Ciaravola).
“Primi passi e consacrazione del re del folk dance godereccio che in un’Italia agreste, dimenticata dai manuali di antropologia, si concede il lusso di un concerto a sera giungendo nei paesi del centro-sud mal collegati ai grandi nuclei urbani. Un selfmade man poco conosciuto con un impero economico da fare invidia ai suoi colleghi più blasonati e un’ intelligenza mediatica ingenua ma efficace”
Primo merito dei giovani autori è l’aver riempito un gap cronachistico affatto marginale, di cui è indubbiametne vittima la nuova corrente neomelodica partenopea. Necessitava in sostanza un’opportuna, approfondita e sincera messa a fuoco sulla sua decisiva evoluzione: l’immagine, la comunicazione televisiva, il passaparola e soprattutto la capacità di intercettare il più vasto pubblico possibile divengono i nuovi diktat di un approccio sofisticato al business musicale, benché pervicacemente distante anni luce da ITunes e dai concerti 3D in edizione limitata. Gigione e la sua futura spalla (nonché figlio) Jo Donatello, sono intrattenitori puri che trovano nelle feste patronali e nelle sagre di paese l’audience più ricettiva e fedele, affamata di ritmiche semplice (ma sempre accattivanti) e testi che giocano maldestramente su doppi sensi, vernacolarità spiccia e spiritosaggini da bar. Un mix geniale, che muterà progressivamente fino ad abbracciare – questa volta col massimo rispetto – tematiche religiose estremamente care al pubblico. E non a caso è proprio quest’ultimo il vero coprotagonista del documentario: volti pasoliniani di incredibile umanità, che sostengono Gigione con devozione sincera ed incondizionata. Uomini e donne che imparano a memoria i brani, fanno bootleg dei concerti con il registratore dei nipoti ed assistono allo spettacolo dopo dieci ore di lavoro in fabbrica, come afferma una fan abruzzese. Spanò e De Simone lasciano scorrere senza inutili ridondanze le situazioni contingenti che gravitano attorno ad ogni concerto-evento del cantante napoletano, permettendosi solo il vezzo di intervallare i momenti live con qualche dichiarazione dell’interessato sulla propria carriera (l’importanza di un’organizzazione capillare, persino nel posizionamento dei manifesti e qualche interessante aneddoto sulla nascita di brani come “A campagnola” e “Padre Pio”). Non mancano poi estratti dall’unico film interpretato da Gigione e Jo Donatello, Grazie Padre Pio (2001) per la regia di Amedeo Gianfrotta, che ben completa il quadro professionale di un artista inequivocabilmente a tutto tondo. Dove c’è Gigione non c’è problema è in definitiva una testimonianza originalissima, spassosa ed interessante su un “caso musicale” più unico che raro. Purtroppo il documentario non ha trovato una distribuzione ufficiale, ma fortunatamente è reperibile con facilità online.

Categorie:Documentario

LA BRAVATA (1976) di Roberto Bianchi Montero

23 Gennaio 2012 Nessun commento

Tardo poliziesco-gangsteristico (che tuttavia non disdegna improbabili cadute in stile commedia sexy) firmato dall’anziano Roberto Bianchi Montero, che sembra rifarsi al filone dei ragazzi bene violenti e spietati senza tuttavia crederci mai.
“Cinque ragazzi rubano a due camionisti, affiliati a un’organizzazione clandestina di esportatori di valuta, tre auto destinate a raggiungere la Svizzera: nascosti in una di esse ci sono quattro miliardi. Alla guida di quest’ultima Mario incappa nella polizia, uccide un agente ma viene a sua volta gravemente ferito. Mentre Walter, uomo dell’organizzazione, trova una traccia per risalire ai cinque, Mario si rifugia nella villa di una loro amica, Patrizia, che lo affida alle cure del dottor Milani, un medico radiato dall’Albo”
Tra regia dozzinale, musiche birichine firmate da Nico Fidenco, un cast dall’inusuale valenza cult (il transessuale Ajita Wilson, i volti noti Venantini, Dottesio e Garofalo affiancati dal comico napoletano Armando Marra) ed un approccio sociologico anacronistico e reazionario, non possono che delinearsi i contorni di un progetto sfuggente e confuso, che non rivela mai allo spettatore dove intenda andare a parare: erotico a sfondo poliziesco? Commedia gangster? Satira politica con influenze noir? Impossibile identificarlo. Annoverabile quasi certamente ai molti titoli pot-pourri del tempo che, indecisi sul genere a cui accostarsi, inficiano la narrazione con parentesi aliene alla vicenda, che negli intenti vorrebbero ampliare il pubblico di riferimento (e i relativi incassi) ma che nella sostanza peggiorano la natura già stralunata del prodotto.
Un titolo non memorabile, privo di effettiva originalità o sequenze particolari, che scorre diligentemente attraverso i canonici novanta minuti circa di metraggio, segnati spesso e volentieri dalla presenza in scena del noto aperitivo analcolico Crodino, protagonista poco occulto dell’intera pellicola.

Categorie:Commedia, Poliziesco

VHS COVERS STORY: LE INGUARDABILI Vol.XX

16 Gennaio 2012 Nessun commento

KICKBOXER FROM HELL (1992) di Godfrey Ho

KICKBOXER FROM HELL (1992) di Godfrey Ho

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Categorie:Locandine

L’ULTIMO CAPODANNO (1998) di Marco Risi

13 Gennaio 2012 Nessun commento

Memorabile esordio pulp del maestro del neo-neorealismo italiano anni ’90 (Ragazzi Fuori, Il muro di gomma, Il Branco), costato una tombola e rivelatosi – anche per una serie di sfortunate coincidenze – uno dei più cocenti flop della storia del cinema tricolore.
“Il film narra le vicissitudini durante l’ultima notte dell’anno di una varia, grottesca e d inqualificabile umanità: ci sono due ragazzi in cerca di sballo, una banda di ladri che tentano di svaligiare un appartamento, un marito fedifrago sadomasochista, la tifoseria cafona del Purchiano Terme che prende parte alla festa organizzata da una contessa, la famigliola felice ed una moglie che scopre di essere tradita. Il filo conduttore del film è il luogo: un condominio romano sulla Cassia, crocevia di tutti gli eventi”
Tratto dal racconto L’ultimo capodanno dell’umanità di Niccolò Ammaniti, il progetto si rivela fin dall’esordio complesso e rischioso: lo stesso Marco Risi racconta che il padre Dino, maestro indiscusso della commedia all’italiana che fu, sentenziò che se il figlio fosse riuscito a trarre un’opera divertente da quella sceneggiatura, avrebbe girato senza dubbio il capolavoro della sua carriera. Ma come tutti i grandi sogni, la trappola della deriva sarà dietro l’angolo. Innanzitutto una promozione che, a detta dello stesso regista, calca la mano sul lato oscuro dell’opera, dimenticandone l’aspetto ludico. In seconda istanza, la sventurata uscita in parallelo con il blockbuster per antonomasia Titanic di James Cameron, che monopolizza le sale eclissando tutti i titoli concorrenti. Ma la verità è anche un’altra: il film, dagli intenti volutamente grotteschi e provocatori, gioca male la carta fondamentale del casting, affiancando ad attori in stato di grazia come Luca Lionello e Beppe Fiorello (entrambi strepitosi) volti paratelevisivi fuori luogo (Iva Zanicchi, Adriano Pappalardo) a personaggi potenzialmente interessanti ma abbozzati in modo maldestro e frettoloso (Ricky Memphis, Piero Natoli, Monica Bellucci). Ne esce un fumetto bizzarro, che alterna momenti strepitosi a cadute di stile imperdonabili, forse troppo debitore dell’estetica à la Tarantino tanto in voga nel periodo.
Oggi è riconosciuta dai cinefili – in parte meritatamente – come un’opera cult pressocchè irripetibile nel panorama cinematografico italiano. Ad essere più oggettivi, è un delirante divertissement sfuggito di mano ad un regista che è sempre stato troppo cerebrale. Meritevole di una re/visione.

Categorie:Commedia, Grottesco

OMAGGIO A: GINO PAGNANI

1 Gennaio 2012 Nessun commento

Gino Pagnani (Roma, 31 luglio 1927 – Magliano Sabina, 10 aprile 2010) è stato un attore e doppiatore italiano.
Luigi Pagnani Fusconi, questo il suo vero nome, appare per la prima volta nel film Il professor Matusa e i suoi hippies (1968), accanto alle stelle canore Gigliola Cinquetti, Little Tony e Caterina Caselli. Verrà poi Ma chi t’ha dato la patente?, film del 1970 diretto da Nando Cicero con Franco e Ciccio, dove interpreta il responsabile esaminatore della motorizzazione civile. La sua sarà una presenza ricorrente nei film della coppia siciliana, ormai verso il declino del successo (commerciale) cinematografico di quel genere.
Nel 1972 ha inoltre lavorato con Mariano Laurenti per la realizzazione di un cult della commedia erotica all’italiana: Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda, nel ruolo di Mastro Deodato. La commedia erotica sarà il suo nuovo habitat.
Ha sempre ricoperto ruoli piccoli o marginali, di lui si hanno poche notizie, ma ha preso parte a numerose pellicole, diventando una delle facce più note dei caratteristi italiani, interpretando quasi sempre il ruolo di uomo integerrimo (almeno in apparenza) e dal fare molto formale nelle situazioni in cui conta l’etichetta.
Molti lo ricorderanno per la sua ultima apparizione cinematografica ne L’allenatore nel pallone del 1984, dove interpreta il Dottor Socrates, collega chirurgo dell’ex calciatore Socrates(laureato in Medicina, ma non ha mai esercitato) che opera mister Oronzo Canà di appendicite, dopo averlo insultato. Si è spento nell’aprile del 2010.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


LA PROFESSORESSA DI SCIENZE NATURALI (1976) di Michele Massimo Tarantini

Categorie:Attori

JACK FROST (1996) di Michael Cooney

29 Dicembre 2011 1 commento

In pieni anni ’90 la grande onda del weird horror americano non si era del tutto assopita. Lo dimostra questo esilarante prodotto low budget, che fa di un’idea originale l’esilarante fondamento di un’opera divenuta nel tempo un piccolo cult.
“Un serial killer condannato alla sedia elettrica, causa i suoi 38 omicidi, è trasportato in un furgone della polizia verso il penitenziario ove avverrà la sua esecuzione. Ma sulla strada, a causa di una forte tormenta di neve, l’automezzo si scontra con un camion che trasporta materiale frutto di esperimenti genetici. Il serial killer viene investito dai liquidi chimici ed il suo D.N.A. si fonde con il manto nevoso che copre l’asfalto. Da questa unione nasce un pupazzone di neve, dotato però dell’anima del feroce assassino, che mieterà vittime in uno sperduto paesino di montagna”
Cooney, al suo esordio registico e futuro sceneggiatore di innegabile talento (Identità, 2003), costruisce un film che è un po’ una sfida – rendere un pupazzo di neve minaccioso – e un po’ un autoironico gioco di rimandi ed eccessi grotteschi: la storia cita direttamente La Bambola assassina (1988) di Tom Holland, rendendola tuttavia più assurda e bizzarra nelle modalità criminali del pupazzo di neve. Jack Frost decapita con slittini, soffoca con luminarie natalizie e abusa in bagno di una ragazza ricorrendo a biechi sotterfugi legati al propria natura acquea! In sostanza, una serie di trovate bizzarre che sposano appieno lo spirito goliardico dell’operazione. Si consideri la presenza, riconoscibile, di una giovane Shannon Elizabeth nei panni di Jill Metzner ed il valore aggiunto dei tremendi effetti speciali del grande Screaming Mad George (il giapponese Joji Tani), talmente in economia da risultare stranianti.
Se si accetta il gioco, un eccellente visione alternativa ai melensi filmacci propinati in TV durante il periodo natalizio.

Categorie:Grottesco, Horror

HELLRAISER: REVELATIONS (2011) di Victor Garcia

21 Dicembre 2011 Nessun commento

Pessimo, indecente ultimo capitolo della gloriosa saga nata dalla fantasia delirante di Clive Barker. Produce come al solito la Dimension che, pur di sfruttare i diritti di sfruttamento cinematografico, regala al mercato home video uno dei peggiori prodotti horror dell’anno.
“Due giovani amici, annoiati e in cerca di avventura, si recano in Messico in vacanza. Lì entreranno in possesso del Cubo di Le Marchand e saranno così arditi dal provare a usarlo. Porteranno di nuovo in questo mondo Pinhead e i Cenobiti, ma per sopravvivere proveranno a scambiare il loro destino di sofferenze inaudite con quello di qualcunaltro. Ciò porterà morte e dolore nel destino delle loro famiglie”
Clive Barker si dissocia totalmente con un comunicato (piuttosto esplicito) su Twitter, Doug Bradley non ricopre il ruolo di Pinhead e la regia viene affidata allo spagnolo Garcia, autore di dimenticabili prodotti televisivi come Mirrors 2 (2010) e Return to House on Haunted Hill (2007). Con queste premesse si verifica, logicamente, la definizione di un progetto filmico scadente, caratterizzato da una vistosa povertà di mezzi accompagnata da un’imbarazzante incapacità tecnica e narrativa. Persino l’asso nella manica del franchising, che promette nuovi affascinanti cenobiti ad ogni capitolo, viene clamorosamente bruciato: assistiamo a un prigioniero dell’inferno che è un clone economico dell’originale Pinhead! Salvabile il comparto effetti speciali, che non lesinano nelle tradizionali soluzioni gore marchio di fabbrica dell’intera saga. L’attrice tedesca Sanny Van Heteren, nei panni della sensuale protagonista Kate Bradley, potrebbe rivelarsi col tempo una nuova, interessante scream queen. Per il resto, l’oblio.

Categorie:Horror

OMAGGIO A: ANIA PIERONI

19 Dicembre 2011 Nessun commento

Ania Pieroni nacque a Roma nel 1957 da una famiglia borghese. Il nonno paterno fu podestà di Pescara mentre il nonno materno, tedesco, fu un architetto e il padre, Cavaliere di Malta, ufficiale pilota per hobby commerciava autovetture americane. Frequentò le scuole elementari e medie in scuole private cattoliche. In seguito si iscrisse al liceo “Tasso” di Roma, dove conseguì la maturità classica. Su consiglio del padre, che per lei auspicava una carriera diplomatica, Ania si iscrisse all’università, facoltà di Scienze politiche e contemporaneamente intraprese per spirito anticonformista la strada del cinema esordendo giovanissima in una piccola parte nel film del 1978 Così come sei di Alberto Lattuada (in cui appariva anche in alcune scene di nudo) e partecipando poi a Mani di velluto di Castellano e Pipolo. Raggiunse la celebrità interpretando il ruolo della Mater Lacrimarum nel film Inferno di Dario Argento. Nel 1980 Ania viveva a Milano ed una sua cara amica socialista le chiese di accompagnarla al “Circolo Filippo Turati” del PSI. Fu qui che Ania conobbe Bettino Craxi: tra i due nacque subito una storia d’amore e per lui Ania ruppe il fidanzamento col conte Roberto Gancia. Il potente politico le regalò dapprima un albergo e in seguito una piccola ma influente emittente televisiva privata di Roma, la GBR, che sotto la sua direzione durata dal 1985 al 1991 divenne la prima emittente del Lazio; durante questa attività, tuttavia, venne accusata di ricettazione per avere incassato parte dei fondi neri del partito del garofano. Accantonata quindi la carriera artistica (l’ultimo suo film fu Fracchia contro Dracula nel 1985) divenne per un breve periodo una delle personalità più influenti della televisione italiana. In un’intervista concessa a Claudio Sabelli Fioretti il presentatore Giancarlo Magalli, parlando della lottizzazione politica della Rai, di lei disse: Lei voleva lavorare a Rai Uno perché Rai Due era stata talmente malridotta dai socialisti che i raccomandati dei socialisti non ci volevano andare.[...]Quando registrava il suo pezzo, cinque minuti, in studio si fiondava tutta la Rai. Direttore, vicedirettore, capo redattore. Tutti a dire: “Brava, molto brava, bravissima”. Nel 1991 Ania si innamorò di un giornalista di GBR, Osman Mancini: il rapporto con quest’ultimo mise fine alla relazione con Bettino Craxi. Tuttavia, quando quest’ultimo fu coinvolto nello scandalo di Mani Pulite e fuggì in Tunisia, Ania fu una delle poche persone a non voltargli le spalle. Il19 Settembre 2001 la Pieroni si è sposata con l’industriale napoletano dell’acciaio Gennaro Moccia.
Dario Argento le propose di interpretare di nuovo il ruolo della Mater Lacrimarum nel film La terza madre, ma l’attrice preferì rinunciare.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


INFERNO (1980) di Dario Argento

Categorie:Attrici

CABIN FEVER 2: SPRING FEVER (2009) di Ti West

2 Dicembre 2011 Nessun commento

Sette anni dopo il delirante Cabin Fever di Eli Roth di carne al fuoco – è il caso di dirlo – se ne vuole aggiungere tanta, ma il fumo di una produzione scellerata annebbierà l’operazione su più punti. Due script rifiutati (il primo a firma di Roth ed il secondo di Adam Green, che poco dopo verrà allontanato dal progetto), una lunga serie di ripensamenti della stessa Lions Gate ed il conclusivo, pesante rimaneggiamento del girato di West conducono il film verso una prevedibile deriva artistica.
“Nel primo film, Paul uno protagonisti infetti finiva in un lago infettandolo. Cabin Fever 2 si apre con Paul ormai consumato dal virus che emerge dalle acque del lago e corre a cercare aiuto. Muore però subito investito da uno scuolabus. Nel frattempo l’acqua del lago contagiata da Paul arriva fino ad uno stabilimento per l’imbottigliamento dell’acqua e finisce in un carico di bottiglie infette consegnate ad un college americano. Il virus viene così ingerito inconsapevolmente da molti studenti e dopo un periodo di incubazione, durante il ballo annuale inizia la tragedia tra vomito, bolle di sangue e profonde lacerazioni”
I titoli animati promettono un’esperienza simile alla pellicola del 2002, dove lo slasher anni ’80 incontra in un grottesco corto circuito la commedia collegiale americana, passando attraverso soluzioni deliberatamente splatter. Il progressivo (e barcollante) incedere della sceneggiatura rispetta marginalmente questo intento perché, se i momenti azzeccati a base di disgustosi effetti virali non mancano, la vicenda non sembra decollare né brillare in termini di originalità ed innovazione. Sia chiaro: se ci si attende un teen horror che disgusti e soprattutto diverta, il gioco funziona come funzionò il primo capitolo della serie. La questione si fa più ostica nel momento in cui si pretenda qualcosa, un qualsiasi guizzo, di più.
Attenzione ai titoli finali, una volta terminati nascondono una simpatica sciocchezza.

Categorie:Grottesco, Horror, Splatter

ROMA, L’ALTRA FACCIA DELLA VIOLENZA (1976) di Marino Girolami

26 Novembre 2011 Nessun commento

Dopo il successo plebiscitario di Roma violenta (1975) e del successivo Italia a mano armata (1976) Girolami torna al genere per l’ultima volta, concludendo alla grande la propria personale trilogia poliziottesca.
“Sconvolto dalla morte della figlia Carol, uccisa per mano di quattro rapinatori, l’ingegner Alessi si mette in testa di aiutare il commissario Carli nella ricerca dei colpevoli. Intanto la malavita imperversa nella capitale e una rapina a un furgone valori lascia altri morti per strada”
La cronaca la fa, mai come adesso, da padrone. Nella vicenda si inseguono storie trasversali connesse non tanto al naturale background dei personaggi in gioco quanto ai tristi accadimenti presenti sui giornali dell’epoca: trionfa senza sorprese il fattaccio del Circeo, tra l’altro ispiratore del meno riuscito I ragazzi della Roma violenta, diretto da Renato Savino sempre nel 1976 (si tenga presente che la terribile vicenda avvenne nel Settembre del ’75).
Meno instant-movie e più saggio popolaresco sulla nuova criminalità capitolina (i poveracci sono violenti per necessità ed i ricchi per noia, ma pagano solo i primi i propri errori), il film fortunatamente si veste solo in superficie da opera impegnata e subito sfodera, abbondando in sadismo visivo, una realtà metropolitana inquietante, pervasa come pochi titoli nel poliziesco all’italiana di un nichilismo profondo, che cancella persino la più flebile delle speranze. Bozzuffi (Carli) e Steffen (Alessi) si dimostrano in parte, accettando di buon grado la natura manichea e stereotipata dei propri ruoli; il montaggio del fido Alabiso fa il resto, dando sostanza e ritmo ai numerosi momenti topici della pellicola. La presenza di un giovanissimo Valerio Merola tra i pariolini spietati suona come un indizio profetico, mentre a tutt’oggi non si giustifica come il personaggio interpretato da Massimo Vanni – freddato nei primi minuti – resusciti cinematograficamente dopo mezz’ora, come se nulla fosse!
Escludendo questa leggerezza artistica, un’opera da recuperare e rivalutare.

Categorie:Poliziesco

KABOOM! Cinema post-apocalittico e dintorni

19 Novembre 2011 2 commenti

La neonata Laboratorio Bizzarro Edizioni esordisce con Bizzarro Magazine, nuova collana editoriale di monografie a metà strada tra libro e rivista, che unisce assieme saggistica, fumetti, racconti, illustrazioni, stimoli e invenzioni. Tema del primo volume, KABOOM!: il dopo apocalisse e la fine del mondo. Ogni tema un viaggio, lungo centinaia di pagine… All’interno del volume:
24 pagine a fumetti per quattro film immaginari
Dizionario essenziale del cinema post-apocalittico in 100 titoli fondamentali;
Interventi sui fumetti Cronache del Dopobomba di Bonvi, L’Eternauta di Oesterheld & López , Blatta di Alberto Ponticelli e tanto altro ancora;
Dieci consigli steampunk per sopravvivere all’apocalisse;
Approfondimenti su Ken il Guerriero, Wasteland, End Time Movies, Il medioevo prossimo venturo;
Due racconti illustrati per immaginare la “fine”;
Foto rare e illustrazioni esclusive da tutto il mondo;
Prefazione di Enrico Caria.

Bizzarro Magazine Vol.1 – KABOOM! è disponibile sia su carta che su iPad, e prossimamente anche su Android, Pc/Mac, Smartphone. Le copie cartacee del volume, a tiratura limitata, si possono acquistare direttamente dal sito della casa editrice (con spese di spedizione incluse), ma anche in un piccolo circuito di librerie selezionate e specializzate (la lista, in costante aggiornamento, è riportata direttamente sul sito della Laboratorio Bizzarro Edizioni).

Categorie:Speciali

CARIBBEAN BASTERDS – BASTARDI & CARAIBI (2010) di Enzo G. Castellari

7 Novembre 2011 1 commento

Ritorno inaspettato del grande maestro romano, a quindici anni dall’ultima fatica cinematografica Jonathan degli orsi e frutto indecifrabile di un corto circuito mediatico, che ha trasformato il remake pulp di Tarantino in un’occasione di rilancio artistico, proprio attraverso un titolo che cita trasversalmente sia il personale Quel maledetto treno blindato (The inglorious bastards, 1978) che il recente omaggio tarantiniano.
“Roy e Linda sono due giovani ragazzi di buona famiglia, ricchi e annoiati, grazie ai soldi della loro famiglia, che si occupa di vendere le armi di guerra. Ma dopo una lite col padre, Roy sente l’ingiustizia di quell’agio causato dalla morte di migliaia di civili, e assieme a Linda e al fidanzato di lei José, iniziano a giocare pericolosamente, terrorizzando gli amici dei loro genitori ispirandosi al film Arancia Meccanica. Cercati dalla polizia e, a causa di un colpo sbagliato, anche dai narcotrafficanti dell’isola, si ritrovano a dover scappare ormai senza speranze, vittime dei loro stessi giochi”
I primi minuti lasciano subito spiazzato qualunque fan di vecchia data del regista: la pellicola lascia spazio al moderno digitale, gli attori sono giovani belli e palestrati privi qualsivoglia talento attoriale e le atmosfere, come da titolo, quelle assolate e caldissime dei Caraibi. In sostanza, sono lontani i tempi dell’inquietudine metropolitana de La polizia incrimina la legge assolve (1973) e della decadenza apocalittica di 1990: I guerrieri del Bronx; senza contare i volti e le musiche che accompagnavano queste vicende dal sapore epico, legate indissolubilmente a personaggi-icone di immediata riconoscibilità (solo per fare qualche nome: Franco Nero, Fabio Testi, Mark Gregory).
Riconfermato fortunatamente il gusto ipercinetico per un montaggio veloce e spericolato (di Gianfranco Amicucci), punto di forza di una vicenda avventurosa intervallata da non pochi corpo a corpo tra i protagonisti. Il film scorre diligentemente nella sua ora e mezza di minutaggio, senza perdere ritmo e concedendo anche un simpatico cameo dello stesso Castellari: eppure, tornando con la memoria alle opere passare del grande regista, si resta sconcertati dalla pochezza dell’operazione, a tratti più prossima ad un goliardico divertissement che ad un’opera cinematografica.
Il vicecommissario Belli e Keoma erano un’altra cosa… O ricordiamo male?

VHS COVERS STORY: LE INGUARDABILI Vol.XIX

29 Ottobre 2011 Nessun commento

THE CLONES (1973) d. Lamar Card & Paul Hunt

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Categorie:Locandine

SWINGERS (1996) di Doug Liman

20 Ottobre 2011 Nessun commento

swingersQuasi esordio del talentuoso Liman – aveva precedentemente diretto solo il divertente Student Body, commedia nera poco riuscita ma onesta – che, su una sceneggiatura frizzante firmata dal protagonista Jon Favreau, costruisce un vero e proprio luna park emozionale tutto al maschile, straripante di citazione cinematografiche e gag memorabili.
“Mike è un aspirante attore in cerca di fortuna a Los Angeles, ha appena rotto una relazione di sei anni con la fidanzata. Vedendolo abbattuto i suoi amici cercano di farlo reagire. Riusciranno a portarlo a Las Vegas dove passeranno la notte tra locali, feste alla moda, a parlare di cinema e a rimorchiare ragazze”
Il canovaccio appare quello del più classico rat-pack americano: amiconi da una vita pronti a divertirsi senza freni per tirare su l’amico sfigato e depresso. Las vegas diviene così l’eldorado di plastica e fiches più abusato nella moderna commedia statunitense. Ma il soggetto di Favreau (futuro regista di Iron Man e Cowboys contro alieni) e la regia curata e cinefile di Liman evitano l’abuso di stereotipi e colpi bassi, preferendo lavorare sulla psicologia dei protagonisti, per una volta non semplici maschere ad uso e consumo di situazioni grottesche. Las Vegas con i suoi immensi casinò, il tintinnio delle slot machines ed i tavoli verdi pronti ad ospitare i più accaniti appassionati di roulette e Poker Texas hold’em circonda, quasi stordendoli, i folli ragazzoni losangelini, perennemente divisi tra sogni di successo (il cinema, ça va sans dire) e la grigia quotidianità. I dialoghi esilaranti e le eccellenti musiche curate da Justin Reinhardt completano un’opera davvero a basso costo (prodotta dalla Miramax con budget dichiarato di 200.000 dollari) che ha conquistato, col tempo e soprattutto oltreoceano, lo status di cult assoluto.
Chi desidera, inoltre, si diverta a riconoscere i numerosi rimandi al cinema di Tarantino, Scorsese e Coppola…

Categorie:Commedia

RADIO ALIEN aka BAD CHANNELS (1992) di Ted Nicolaou

19 Ottobre 2011 Nessun commento

radio_alien_aka_bad_channelsDa un’idea originale del regista/produttore californiano Charles Band, uno dei titoli più folli e deliranti della leggendaria Full Moon Entertainment, casa di produzione dei migliori horror a basso costo anni ’80 e ’90.
“Quando Vernon Locknut, proprietario della piccola stazione radio locale KDUL nella cittadina di Pahoota, scopre che la frequenza di 666 mHz è ancora disponibile per tutto il territorio nazionale, pensa di aver trovato la sua fortuna. Attrezzata con moderni apparati di trasmissione una alta torre per diffondere i suoi programmi, assume Dan O’Dare, celebre DJ ma anche famoso libertino, in cerca di rilancio dopo essere uscito da una chiacchierata storia con una collega. Ma il fatidico 666 si rivela ancora una volta un numero malefico, perchè quella frequenza, appena attivata, attira dall’etere un extraterrestre mostruoso con tanto di super-armi e robot al seguito”
Ottanta minuti circa che il fido Ted Nicolaou – già autore di titoli cult quali Subspecies (1991) e Puppet Master vs Demonic Toys (2004) – dirige con rara naturalezza, combinando in un unico film generi quali commedia, fantascienza, horror e persino musical: tutto senza porsi alcun problema di coerenza narrativa. Ne risulta un lavoro originalissimo, che trasforma il budget irrisorio in ulteriori incentivo creativo. Gli alieni Cosmo e Lump sono imbarazzanti, l’overacting degli attori perenne e le location anonime o semplicemente improbabili; eppure Nicolaou estrapola il massimo dalla materia filmica offertagli, riuscendo persino a permettersi l’inserimento di simpatici videoclip interpretati dai Blue Oyster Cult, celebre rock band americana anche autrice dell’intera colonna sonora del film! (tra l’altro molto azzeccata).
L’epilogo della vicenda, tra incoerenze e buchi di sceneggiatura, lascia l’amaro in bocca, ma la natura camp dell’operazione è ineguagliabile e giustifica pienamente la progressiva aura di cult trash che il titolo si è guadagnato all’interno della sterminata filmografia Full Moon.
Il film avrà anche un sequel diretto da Charles Band, che è in realtà un bizzarro spin-off di ben 3 pellicole: Dollman (1991), Demonic Toys (1992) ed ovviamente Radio Alien.

REGALO DI NATALE (1986) di Pupi Avati

29 Settembre 2011 Nessun commento

regalo_di_nataleDopo le prime, eccellenti prove horror del regista bolognese e la discreta fase nostalgico/drammatica contraddistinta da titoli come Una gita scolastica (1983) e Festa di laurea (1985), Regalo di Natale segna l’atteso ritorno ad atmosfere più fosche, intrise di quel cinismo e di quel livore che Avati sembrava aver definitivamente messo da parte.
“Vigilia di Natale. Lele, Ugo, Stefano e Franco, amici di vecchia data decidono, di nascosto dalle rispettive famiglie, di riunirsi in una villa per giocare a poker. Alla partita è stato invitato un misterioso e danaroso industriale, l’avvocato Antonio Santelia. Lele è un perdente nato, Ugo è uno sfortunato venditore di articoli per la casa separato da una moglie che non vede mai, Stefano è un istruttore di ginnastica in sospetto di omosessualità, Franco un esercente oppresso dai creditori”
Il film, indubbiamente tra i migliori mai girati sul poker, rappresentò nondimeno una “sfida” dal punto di vista produttivo, su più fronti: Avati rinunciò al forte peso narrativo delle figure femminili nel suo cinema, in questo caso ridotte a mere presenze di contorno (i flashback sentimentali di Franco sono funzionali solo per capire il rapporto ed i successivi screzi con Ugo). Abatantuono, reduce dai flop commerciali di Attila flagello di Dio (1982) ed Il ras del quartiere (1983) cercava disperatamente una nuova collocazione attoriale, che gli permettesse di superare per sempre l’empasse cabarettistica del terrunciello. George Eastman (Luigi Montefiori), dopo una vita dedicata al glorioso cinema di genere, ottiene la preziosa occasione di confrontarsi col cinema d’autore, lontano anni luce dai budget risicati e dai ritmi frenetici delle produzioni di serie B. Ma il miracolo è dietro l’angolo, grazie ad una sceneggiatura colma di dialoghi folgoranti (firmati sempre da Avati), la fotografia raffinatissima di Pasquale Rachini ed un’interpretazione, quella del grande Carlo delle Piane, che svetta magistralmente sulle pur notevoli performance dei colleghi. Il suo avvocato Santelia (premiato col Leone d’oro al festival del cinema di Venezia) entra di rigore tra i villain più affascinanti del cinema Italiano: acuto e forbito, ponderato nella propria acredine, non è tuttavia immune dalle pulsioni erotiche più basse, sempre esplicitate con la più disarmante educazione!.
Un film che restituisce, fino al geniale epilogo, tutti i chiaroscuri che caratterizzano il tavolo da gioco, seducente e fortunato per alcuni, disgraziato o avverso per altri. Curiosità: lo stesso regista dichiara, in un’intervista presente nell’edizione DVD, che la partita descritta nel film fu realmente giocata a Montecatini Terme negli anni ’60. Sarà vero? Lasciamo aperto il mistero, resta di fatto che a raccogliere l’eredità del poker sono oggi i moderni casinò online, nuova frontiera e materializzazione del tradizionale tavolo verde, con ampia gamma di giochi, dalle slot machine alle classiche roulette e blackjack.

Categorie:Drammatico

OMAGGIO A: DANIELE FORMICA

14 Settembre 2011 Nessun commento

daniele_formicaDaniele Formica (Drogheda, 10 giugno 1949 – Bassano del Grappa, 1º febbraio 2011) è stato un attore, doppiatore e regista teatrale italiano di origine irlandese. È stato inoltre doppiatore e conduttore televisivo. Nacque a Drogheda, nella contea Irlandese di Louth, da Wilson ed Eugenia Ravasio, lui violinista lei cameriera e studiò al Trinity College di Dublino. Sviluppò immediatamente la passione per la recitazione, debuttando all’inizio degli anni ’70 nel Rabelais di Jean Louis Barrault. Nello stesso periodo fece le prime apparizioni cinematografiche accanto a Massimo Ranieri e Barbara Bouchet. Nel 1973 si trasferì in Italia ed entrò nella compagnia del Teatro Stabile dell’Aquila con la quale portò in scena Maschere di Carlo Goldoni. La sua capacità recitativa convinse anche la televisione, che lo lanciò in diversi sceneggiati tra i quali: Lungo il fiume e sull’acqua (1973), L’assassinio dei fratelli Rosselli (1974) e Giandomenico Fracchia (1975). Nel 1980 partecipò al varietà televisivo di Romolo Siena, A tutto gag. L’anno successivo venne chiamato da Mario Monicelli a interpretare Camera d’albergo. Il ruolo probabilmente più conosciuto dal grande pubblico lo interpreta nel film a episodi Ricchi, ricchissimi, praticamente in mutande, nella parte del segretario arabo di un Emiro che vuole comprare uno yacht nel cantiere dell’imprenditore Alberto Del Prà (Renato Pozzetto). Nel 1990 sposò Ombretta Bertuzzi mentre la sua carriera continuava in TV col telefim Linda e il brigadiere con Nino Manfredi. Recitava sia in italiano che in inglese. Dopo gli anni ’90, le sue apparizioni televisive si fecero sempre più ridotte (qualche comparsata in telefilm e film TV, o in varietà come Paperissima) e si dedicò prevalentemente a doppiaggi cinematografici. Nel 2008 recito’ nelle fiction di Canale5 Crimini bianchi e I liceali. Era un tifoso della Lazio. È venuto a mancare il 1° febbraio 2011 per un tumore al pancreas.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


RICCHI, RICCHISSIMI, PRATICAMENTE IN MUTANDE (1982) di Sergio Martino

Categorie:Attori

NEL PIU’ ALTO DEI CIELI (1977) di Silvano Agosti

12 Settembre 2011 2 commenti

nel_piu_alto_dei_cieliGian Luigi Rondi, sulle autorevoli pagine de Il Tempo, si scagliò con rara ferocia verso l’interessante, allegorico ed imperfetto lavoro del sensibile regista lombardo: un libello ignobile!, tuonò tout court il critico canuto. Eppure questo rappresenta, oggi, solo uno dei molteplici motivi che incoraggiano il moderno spettatore a riscoprire la poetica toccante e fieramente libera di Agosti.
“Vi si racconta come la delegazione di una clinica romana abbia chiesto e ottenuto di essere ricevuta dal Papa, come giunga in Vaticano ed entri in un lussuoso ascensore. L’ascensore comincia a salire ma improvvisamente si ferma o forse sale per sempre senza che le porte si riaprano più. In quell’universo chiuso di pochi metri quadrati interviene prima lo stupore, poi subentrano paura e angoscia. Queste, a loro volta, scatenano istinti bestiali: risse, violenza, omicidi e antropofagia”
Prodotto non senza difficoltà con formula cooperativistica – coinvolgendo persino volti noti del miglior cinema di genere (Francesca Romana Coluzzi, Marcella Michelangeli) ed avvalendosi delle riuscite partiture musicali di Nicola Piovani – il quarto lungometraggio di Agosti vanta tuttora una insolita potenza evocativa (l’idea surreale di un non luogo come l’ascensore è deflagrante), prossima alla spietata crudeltà del miglior Ferreri ma pecca, imperdonabilmente, di una sceneggiatura soffocata dall’ideologia più cerebrale, che trasfigura i buoni propositi di fondo in dialoghi a tratti tedianti, a tratti anacronistici. Il soggetto azzeccato affoga nella dilatazione narrativa di una critica lucida ma istintiva, che avrebbe meritato un lavoro di scrittura di maggiore sottrazione. I personaggi danno le proprie battute in maniera bidimensionale, impedendo quell’identificazione necessaria a fortificare l’invettiva contro il potere clericale. L’epilogo grottesco stravolge con moderata prevedibilità i ruoli sociali dei protagonisti, salvo riparare in extremis su un controfinale che lascia piuttosto basiti (ma forse inquieta maggiormente).
Curiosa la vicenda che vide la pubblicazione del film all’interno della VHS di N.P. il segreto (sempre di Agosti), a causa di un riversamento errato dell’etichetta di distribuzione Magnum 3B.

Categorie:Grottesco, Surreale

GIORNATA NERA PER L’ARIETE (1971) di Luigi Bazzoni

11 Settembre 2011 Nessun commento

giornata_nera_per_l_arieteTratto dal romanzo The Fifth Cord di D. M. Devine, l’opera terza di Bazzoni rappresenta – insieme al sottovalutato La morte accarezza mezzanotte di Luciano Ercoli – il migliore esempio di Giallo all’Italiana di diretta filiazione argentiana.
“Andrea Bild, giornalista, indaga su due fatti criminosi – l’aggressione subita da un giovane insegnante d’inglese, il professor John Lubbock, e l’assassinio di una donna inferma, Sophie Bini moglie di un medico – Poiché le sue ricerche danno fastidio a quest’ultimo, che è anche azionista del giornale, Andrea viene sollevato dall’incarico, ma decide egualmente di continuare le indagini”
Prevedibilmente, il libro di Devine rappresenta solo un ottimo alibi per elaborare un prodotto cinematografico assai diverso, meno cerebrale ma più visionario, come sottolineato dall’inquietante monologo in apertura, che regala allo spettatore un inaspettato obiettivo deforme accompagnato dalla voce distorta dell’assassino. Franco Nero è in stato di grazia, la fotografia di Vittorio Storaro incanta gli occhi scena dopo scena, le location e le scenografie ideate da Gastone Carsetti (che proveniva dal miglior Spaghetti western) sembrano guardare alla pittura metafisica di De Chirico. Persino la sceneggiatura, scritta a sei mani dal regista insieme a Mario Di Nardo e Mario Fanelli, convince nonostante l’incredibile artificiosità e le numerose incoerenze che la gravano.
La musica di Ennio Morricone chiude il cerchio ed offre agli appassionati del filone uno dei main theme più riusciti e raffinati del periodo. Bazzoni tuttavia tornerà al giallo solo 4 anni dopo con l’interessante Le Orme, thriller psicologico con protagonista Florinda Bolkan.

Categorie:Giallo, Surreale, Thriller

VHS COVERS STORY: LE INGUARDABILI Vol.XVIII

9 Settembre 2011 Nessun commento

DEMON WIND (1990) di Charles Philip Moore

DEMON WIND (1990) di Charles Philip Moore

Prosegui la lettura…

Categorie:Locandine

FATAL TEMPTATION (1988) di Bob J. Ross (Beppe Cino)

30 Agosto 2011 Nessun commento

fatal_temptationTitolo softcore che il regista siciliano Beppe Cino firma, come il successivo Io Intimo, con lo pseudonimo Bob J. Ross e soprattutto penultima prova cinematografica della magnifica Loredana Romito, prima dell’addio alla settimana arte avvenuto con il trash-cult Annaré di Ninì Grassia.
“Una moglie tradita architetta un diabolico piano per eliminare il marito con l’aiuto dell’amante. Malgrado le precauzioni, tuttavia, le cose non vanno come si aspetta”
Sono poche le considerazioni che a tutt’oggi si possono avanzare su una pellicola del genere: discreta regia, trama scarna e prevedibilissima, attori mediocri e messa in scena nella media. Interessanti invece le performance erotiche della Romito, che sembra credere nel progetto più del restante cast tecnico ed artistico. La pellicola, nota anche con il titolo Errore Fatale, ha conosciuto una certa visibilità postuma grazie ai numerosi passaggi TV su emittenti locali Italiane. Tuttavia, ciò che lascia più esterrefatti è invece la produzione stessa del film che coinvolge, oltre al navigato Remo Angioli (Nuda per Satana, Kreola, Laura non c’è), la star americana Vincent Gallo (secondo l’Internet Movie Database nel medesimo ruolo di produttore anche nel successivo La diceria dell’untore di Beppe Cino). Altro mistero irrisolto riguarda la regia stessa dell’opera, secondo alcuni da imputare integralmente al co-sceneggiatore Enrico Grassi.
Tralasciando questo fumo, l’arrosto in Fatal Temptation è davvero esiguo.

Categorie:Drammatico, Erotico

OMAGGIO A: NICOLETTA ELMI

24 Agosto 2011 1 commento

nicoletta_elmiNicoletta Elmi (Roma, 13 febbraio 1964) è una ex attrice italiana. Figlia di Mario Elmi, fratello della conduttrice televisiva Maria Giovanna, inizia il suo percorso artistico come modella bambina per alcune riviste specializzate nel settore. Al termine degli anni ’60, dopo una brevissima apparizione nel film drammatico Le sorelle (1969) di Roberto Malenotti, viene scritturata dalla società di produzione Mondial Te.Fi. per il musicarello Il suo nome è Donna Rosa (1969), diretto da Ettore Maria Fizzarotti e interpretato dal noto duo musicale Al Bano Carrisi e Romina Power. Il film, forte della presenza dei suddetti, incassa più di un milione di lire ai botteghini, portando la Titanus a distribuirne un seguito, Mezzanotte d’amore (1970), nel quale ritroviamo sia Fizzarotti che il cast di attori al completo, fra cui la Elmi stessa. Dopo aver preso parte, seppur per poche inquadrature, all’opera di Luchino Visconti Morte a Venezia (1971) entra nella storia della televisione italiana per alcune serie di caroselli televisivi che reclamizzano la macchina fotografica Polaroid (1969, 1970, 1971, 1972, 1973) e la carne in scatola Simmenthal (1971, 1972). La Elmi viene quindi notata dal grande regista Mario Bava, il quale la prende con sé per Reazione a catena (aka Ecologia del delitto) (1971), film thriller che anticipa di circa dieci anni alcune tematiche slasher care al cinema di genere d’oltreoceano. La Elmi convince appieno il regista romano, il quale la richiama per il successivo Gli orrori del castello di Norimberga (1972). Seguie l’esperienza in Chi l’ha vista morire? (1972), diretto da Aldo Lado. Dopo una breve parentesi nel western con il misconosciuto Sotto a chi tocca! (1972) di Gianfranco Parolini e nel grottesco Io e lui (1973) di Luciano Salce, la Elmi ritorna all’horror con Il mostro è in tavola… Barone Frankenstein (1973), prima pellicola girata in Italia dallo statunitense Paul Morrissey. Seguono interpretazioni di maggior rilievo per le pellicole Le orme (1974) di Luigi Bazzoni e Il medaglione insanguinato (Perché?!) (1975) di Massimo Dallamano. La consacrazione giunge proprio nel 1975, anno di uscita del film Profondo rosso di Dario Argento, opera per la quale la Elmi torna al ruolo sfuggevole che Mario Bava le assegnò a inizio carriera. Infine, prima di abbandonare momentaneamente le scene, partecipa al film storico La linea del fiume (1976) di Aldo Scavarda. Nel 1984, dopo aver tentato la carriera sportiva nella pallacanestro, fa il suo ritorno sugli schermi con le commedie Amarsi un po’…, diretta da Carlo Vanzina, e Windsurf – Il vento nelle mani, opera prima del figlio e fratello d’arte Claudio Risi. L’anno successivo, viene nuovamente ingaggiata da Dario Argento (in questo caso in veste di produttore) per partecipare a quello che sarà il suo ultimo film horror, Dèmoni (1985), diretto da Lamberto Bava, quest’ultimo già incontrato durante il periodo di collaborazione con il padre Mario. A ridosso della seconda metà degli anni ’80, Carlo ed Enrico Vanzina le propongono il ruolo che la renderà nota al pubblico, ossia quello di Benedetta Valentini, l’intellettuale dark de I ragazzi della 3 C (1987). Diretta da Claudio Risi la serie TV ottiene un notevole successo di ascolti, convincendo i Vanzina a trarne una seconda stagione, trasmessa l’anno seguente. La terza e ultima serie, prodotta da Claudio Bonivento, vede la dipartita di molti attori, tra i quali la stessa Elmi.
Agli inizi degli anni ’90 Nicoletta Elmi abbandona, in via definitiva, la carriera professionale di attrice, trasferendosi a Milano e specializzandosi come logopedista.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


IL MEDAGLIONE INSANGUINATO – PERCHE’? (1975) di Massimo Dallamano

Categorie:Attrici

POVERO CRISTO (1975) di Pier Carpi

23 Agosto 2011 1 commento

povero_cristoSemplicemente: Il capolavoro di Pier Carpi. Il visionario regista emiliano imprime, in un’opera che attraversa indistintamente il linguaggio del cinema, del teatro e del fumetto, tutta la propria sensibilità intellettuale ed esoterica, rielaborando con incredibile spiritualità il tema del Salvatore, nucleo di una profonda riflessione che lo accompagnerà fino all’ultima pubblicazione Gesù contro Cristo: tra magia e mistero, il romanzo che svela i segreti del Vangelo, edita da Simonelli nel 1997.
“Con aspirazioni di investigatore privato, Giorgio (M. Reitano), giovane di provincia, è avvicinato in città da uno sconosciuto che gli promette 100 milioni se entro due mesi gli fornirà le prove dell’esistenza di Gesù Cristo. In compagnia di una passeggiatrice compaesana (R. Dexter) il giovane comincia l’inchiesta tra gente e luoghi diversi”
Da rimanere esterrefatti come i quasi quarant’anni della pellicola passino, con rare ed ovvie eccezioni concettuali, inosservati. Povero Cristo fu talmente irresponsabile nel rappresentare le ossessioni filosofiche dell’autore (Carpi firma soggetto, sceneggiatura e regia) da rivelarsi tuttora moderno, lucido, elaborato e chiaramente sperimentale. Reitano, cui presta la voce l’attore e doppiatore Pino Colizzi, ben interpreta lo smarrimento del protagonista in un contesto dal sapore apocalittico e surreale, simbolo di un corto circuito dell’uomo comune di fronte al mistero per eccellenza: l’esistenza del Cristo. Un antieroe assoluto inabissato in un mondo in definitiva deriva (verrebbe da pensare che Jason Eisener abbia visto il film prima di pensare al suo Hobo with a shotgun), azzeccato parallelo metropolitano del non meno accomodante racconto evangelico. I dialoghi, come nel successivo Un’ombra nell’ombra, rappresentano tuttavia lo spartiacque principale tra i detrattori del regista, che rimproverano un eccessivo simbolismo ed una palese incapacità direttiva degli attori, ed i suoi estimatori tout court, colpevoli di aver riconosciuto a Pier Carpi una poetica originale e libera, imprecisa eppure stilisticamente svincolata dalle contemporanee produzioni cinematografiche nostrane. Ulteriore riconoscimento all’originalità del progetto, lo stupefacente lavoro svolto da Mario Giorsi (Beatrice Cenci, I guerrieri dell’anno 2072) sui costumi e soprattutto sulle elaborate scenografie, ricche di cromatismi pop e di incredibile fascino figurativo.
Arrivare al beffardo finale potrebbe risultare ostico al pubblico meno predisposto. Per il restante, sarà un’esperienza filmica con pochi precedenti.

Trailer gentilmente concesso da CAINA Mondo-Zine

DARK BAR (1988) di Stanley Florency (Stelio Fiorenza)

23 Agosto 2011 Nessun commento

dark_barDimenticabile esordio registico di Fiorenza, già distributore cinematografico, sceneggiatore ed assistente regista di Beppe Cino (Il cavaliere, la morte e il diavolo) e Mario Gariazzo (Play Motel ed Incontri molto… Ravvicinati del quarto tipo).
“Elisabeth esce di casa perché ha un appuntamento con Mark, poi va alla stazione dove qualcuno le consegna un impermeabile rosso, quindi viene trovata uccisa nella toilette del Dark Bar con l’impermeabile addosso. Sua sorella Ann invece fa la sassofonista al Blue Sister’s Bar e, constatata l’assenza di Elisabeth, si mette a indagare: scoprirà che la defunta era implicata in una storia di droga”
Anno di produzione sventurato per l’opera prima (ed ultima) del romano Fiorenza, quando il cinema Italiano di genere era ormai solo un lontano ricordo, sostituito senza sconti da sventurate opere tristemente paratelevisive. Dark bar, nonostante i deboli intenti thrilling del soggetto, segue la corrente, rivelandosi fin dai primi minuti un esemplare epitaffio del giallo all’italiana: fotografia piatta, scenografie desolanti, livello recitativo scadente ed un montaggio che definire approssimativo è generoso. L’incipit con Barbara Cupisti – unica salvabile nel cast – vorrebbe promettere atmosfere noir e rimandi al maestro De Palma, ma i mezzi si dimostrano evidentemente limitati, tanto da porre ben presto lo spettatore davanti a qualcosa più simile ad una fiction TV (dialoghi nonsense compresi) che ad un’opera per il grande schermo. Il tema surreale dell’occhio sfuma, purtroppo, inesorabilmente nel nulla ed i momenti di comicità involontaria si moltiplicano, regalando alla memoria solo il breve nudo in doccia di Marina Suma.
Funzionali e piacevoli le partiture musicali di Carlo Siliotto.

Categorie:Thriller

LAST HOUSE ON DEAD END STREET (1973) di Victor Janos (Roger Watkins)

19 Agosto 2011 2 commenti

last_house_on_dead_end_streetCi sono horror invecchiati bene (Non aprite quella porta, 1974), film tutto sommato invecchiati decentemente (L’ultima casa a sinistra, 1972) e pellicole che, con l’inarrestabile passare degli anni, non sono riuscite a nascondere i mille difetti che le caratterizzavano, per la scarsità di mezzi o più presumibilmente per un’immeritata sovrastima artistica. L’opera di Watkins è sicuramente annoverabile in quest’ultima categoria, nonostante la dubbia aura di film di culto conquistatasi nel tempo.
“Terry Hawkins (Roger Watkins) esce di prigione dopo essere stato rinchiuso per traffico di droga e decide di realizzare un horror film sadico e violento da vendere sul mercato nero per fare soldi facili. Con l’aiuto di alcuni complici rapisce alcune persone e le uccide selvaggiamente riprendendo le scene per realizzare il film, un vero snuff movie.”
La storia, in pratica, non c’è. L’intero progetto – costato, a detta dello stesso regista, 800 dollari – sfrutta malamente il pretesto snuff movie (di facile presa sul pubblico giovanile) per costruire 175 minuti di torture in successione, complici una serie di pessimi attori ed effetti speciali artigianali che fanno rimpiangere i film meno riusciti di Herschell Gordon Lewis. Originariamente intitolato The Cuckoo Clocks of Hell, il film non trova distribuzione nonostante la successiva riduzione a 115′ operata dallo stesso Watkins. Solo tre anni dopo uscirà nei drive-in americani in una versione massacrata di 77′.
Nonostante queste traversie, Last house… resta un’opera lenta, amatoriale, sciatta nella realizzazione ed imbarazzante a livello attoriale, che spegne qualche intuizione visiva (la maschera greca, l’uso di fondali scuri indefiniti) nella totale insufficienza tecnica. E’ credibile che Watkins abbia girato sotto anfetamenine – come ha sostenuto in un’intevista – ma a conti fatti si assiste ad un anonimo lavoro amatoriale privo di autoironia. Le famose violenze, per le quali si evoca spesso la pellicola, sono più suggerite che mostrate e non turbano affatto come si potrebbe immaginare. Il regista passerà quasi subito al cinema hard, girando una serie di titoli sotto lo pseudonimo di Richard Mahler.
Interessante resta invece il trailer del film, che ripete meccanicamente il mantra It’s only a movie

Categorie:Horror

AMERICA COSI’ NUDA COSI’ VIOLENTA (1970) di Sergio Martino

19 Agosto 2011 Nessun commento

america_così_nuda_così_violentaUltimo capitolo della personale trilogia mondo a firma del grande regista romano, dichiaratamente ispirata al celebre filone ideato nel 1962 dal Franco Posperi e Gualtiero Jacopetti (recentemente scomparso).
“Dietro l’America del benessere e della tecnologia si nasconde un’altra America: quella dell’aridità spirituale, dell’esasperata corsa al denaro e al potere, della solitudine degli anziani, delle discriminazioni razziali, della droga”
Come spesso si dice, squadra che vince non si cambia. Martino, su produzione del fratello Luciano e montaggio del fido Tarantini, chiude alla buona l’analisi sociologica, non priva di malizia e doppi sensi, partita dalla vecchia Europa (con Mille peccati… Nessuna virtù, 1968) per raggiungere progressivamente le folli e curiose abitudini d’oltreoceano.
Il risultato complessivo è migliore rispetto ai precedenti titoli: testi meno sguaiati, una seppur minima coerenza narrativa nella successione delle sequenze e soprattutto maggiore cinismo, che talvolta sembra sfociare nell’antiamericanismo più gratuito. E’ forse questo il carattere principale che caratterizza un prodotto come America… , ennesima filiazione di un genere maldestro che, a tutt’oggi, vanta esempi sempre più violenti ed estremi (uno per tutti: Traces of death del 1993).
L’America ci appare grottescamente viziosa (uomini che dipingono donne nude per 5 dollari?) ed al contempo gelida, insensibile rispetto a fasce sociali più deboli di qualsiasi età. Così come stereotipati e ridicoli sono gli hippies onnipresenti nella pellicola: sporchi, perennemente storditi, ideologicamente superficiali e persino ghiotti mangiatori di scarafaggi vivi (sic!).
Revisionato oggi, nell’epoca dell’informazione, il film è dannatamente divertente seppur datato; un titolo la cui smaccata finzione – tanto elaborata da far pensare ad una geniale parodia delle opere jacopettiane – accresce la curiosità per un genere singolare, la cui ingenuità lascia forse basiti ma pone di fronte ad una contestualizzazione necessaria: gli spettatori del tempo erano davvero convinti che l’America fosse questa?

Categorie:Documentario

OMAGGIO A: ZEUDI ARAYA

18 Agosto 2011 2 commenti

Zeudi_ArayaZeudi Araya (Asmara, 10 febbraio 1951) è un’attrice, produttrice cinematografica e cantante eritrea naturalizzata italiana. È una delle attrici più note del cinema erotico italiano degli anni settanta, grazie a film quali La ragazza dalla pelle di luna, La ragazza fuoristrada, e Il corpo. Per numero di film interpretati è stata seconda solo a Laura Gemser, altra icona del cinema di genere italiano. Figlia di un uomo politico e nipote di un ambasciatore etiope a Roma, si diplomò nel 1969, e lo stesso anno fu eletta Miss Eritrea. Il suo nome in lingua amarica significa “corona imperiale”. Un viaggio in Italia le aprì, quasi per caso, le porte di Cinecittà. Nel 1972 la Araya interpretò uno spot pubblicitario per un caffè. Il regista Luigi Scattini la notò, e la scelse per interpretare il suo film La ragazza dalla pelle di luna, che riscosse un buon successo di pubblico. Il ruolo era quello di una ragazza dei Tropici che manda a rotoli il matrimonio di una coppia borghese, con il suo erotismo prorompente, e lanciò la Araya come attrice emergente. Seguirono un interesse dei mass media, un 45 giri, e altri film erotici, diretti per la maggior parte da Scattini. Dopo il matrimonio con il produttore cinematografico Franco Cristaldi passò ad interpretare film del cosiddetto cinema medio del marito, con titoli quali Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure, nel ruolo di Venerdì, a fianco di Paolo Villaggio, Giallo napoletano, insieme a Marcello Mastroianni, e Tesoro mio, insieme a Johnny Dorelli, Sandra Milo e Renato Pozzetto.
All’inizio degli anni novanta la Araya si ritirò dalle scene cinematografiche. Dopo la scomparsa del marito la Araya diventò parte attiva del lavoro di produzione cinematografica, e ancora oggi produce diverse pellicole per il cinema e la televisione, rimanendo sempre dietro le quinte (tornò in televisione solo nel 2001, intervistata da Daniele Luttazzi, per il programma Satyricon) con il suo nuovo compagno, il regista Massimo Spano, dal quale ha avuto un figlio.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


LA RAGAZZA DALLA PELLE DI LUNA (1972) di Luigi Scattini

Categorie:Attrici

OTESANEK – LITTLE OTIK (2000) di Jan Svankmajer

4 Agosto 2011 1 commento

otesanek_little_otikQuarto lungometraggio del genio praghese e maestro dell’animazione a passo uno Jan Svankmajer. In contrasto col precedente Conspirators of Pleasure – grottesco ma fondamentalmente solare – il regista ceco sceglie questa volta di rielaborare, con un approccio oscuro ed inquietante, la favola per bambini Otesánek dello scrittore e poeta Karel Jaromír Erben.
“Karel (Jan Hartl) e sua moglie Bozena (Veronika Zilkova) sono depressi per il fatto di non riuscire ad avere figli. Karel un giorno porta a casa una radice di legno che ha le fattezze di un neonato. Bozena prende sul serio la cosa ed inizia a trattare il legno come un vero infante, inscenando una gravidanza per poi poter giustificare la presenza del bambino. Karel inizia a temere per l’equilibrio mentale della moglie ma inaspettatamente, al momento del finto parto, l’oggetto inizierà a prender vita: la madre lo chiamerà Otik”
Parlare di fiaba dark, intrisa di momenti surreali e persino splatter, sarebbe improprio. L’infanzia evocata da Svankmajer è piena di ombre, pericoli e paure oggi edulcorate – se non rimosse – dal contesto culturale che ci circonda. Un’infanzia che non è più nostalgica né tantomeno malinconica, ma un periodo profondamente difficile: tanto per chi vive in prima persona questo “passaggio” (la piccola Alzbetka, interpretata dalla bravissima Kristina Adamcová) che per i genitori, il cui naturale desiderio filiativo assume talvolta contorni morbosi, con successive derive traumatiche. Otik è il frutto di un’ossessione feticista, l’imprevisto che incrina i ruoli di coppia alterandone progressivamente l’esistenza. Se non fosse stato un ciocco di legno, sarebbe certamente stato qualcos’altro a rispondere alla brama di maternità della giovane ed infelice Bozena. La resa visiva è, come in tutte le opere del maestro praghese, frutto di un mix sorprendente di antico (oggetti, quadri, tappezzerie passando per la posateria, tutti avvolti da una comune aura ostile) e surreale, i cui toni insoliti della prima parte esplodono nell’orrore della seconda. Con probabilità il film più gotico di Svankmajer, i cui momenti meno plumbei sono rappresentati solo dai battibecchi della famiglia di Alzbetka e dalle incursioni animate che illustrano la favola originale di Erben, opera della moglie del regista Eva Švankmajerová (talentuosa pittrice e ceramista, scomparsa nel 2005).
Otesanek ha vinto numerosi premi nazionali ed internazionali ed è considerato come una delle pellicole più interessanti del 2000.

CORRENDO CON LE FORBICI IN MANO (2006) di Ryan Murphy

4 Agosto 2011 Nessun commento

correndo_con_le_forbici_in_manoTratto dal romanzo autobiografico di Augusten Burroughs (pubblicato n Italia dalla Alet edizioni nel 2004), Correndo con le forbici in mano è l’esordio cinematografico dell’autore cult Ryan Murphy, geniale ideatore della serie TV Nip/Tuck, vincitrice nel 2005 del Golden Globe come miglior prodotto televisivo drammatico.
“Augusten Burroughs ha un padre assente e alcolizzato e una madre ossessionata dalla scrittura e dal proprio subconscio creativo. Dopo la loro drammatica separazione, Augusten viene dimenticato e parcheggiato nella casa del dottor Finch, l’originale quanto folle psichiatra della madre. L’uomo, che pratica la scienza della psichiatria come fosse un’alchimia, esercita sui propri pazienti un forte ascendente. Derubata dei beni e della salute, Deirdre Burroughs lascia che il dottor Finch adotti Augusten”
Murphy, secondo la propria poetica intrisa di cultura pop anni ’70 ed ’80, costruisce un queer drama dai toni esplicitamente grotteschi non dissimili dagli elementi che hanno reso celebre le sue prove televisive: fotografia raffinata priva di toni pastello, attenzione maniacale ai dettagli scenografici, uso funzionale di brani musicali – più o meno noti – per l’identificazione di personaggi ed eventi, eccellente sensibilità nel definire originali alchimie nel cast artistico. Ottimi presupposti, se non fosse che i 116’ della pellicola condensano, male e confusamente, il romanzo di riferimento: se i volti rendono appieno la folle umanità che ha gravitato attorno a Burroughs (stupefacenti soprattutto Annette Bening ed Alec Baldwin, nel ruolo dei genitori del protagonista), il resto della vicenda scorre attraverso simpatiche sequenza isolate, incorniciate appunto come episodi di una bizzarra serie TV. L’amalgama narrativo è irrimediabilmente assente, come è improprio l’aver epurato la storia dei momenti più torbidi della vita di Augusten (si pensi solo che il suo impatto con il dr. Finch avviene nel libro ha quindici anni, nel film l’attore Joseph Cross ne ha venti!).
Resta una prova registica efficace ed un’attenta direzione del cast, in un progetto che rispetta solo a metà le premesse artistiche.

OMAGGIO A: GIORGIO PORCARO

31 Luglio 2011 2 commenti

giorgio_porcaroGiorgio Porcaro (Benevento, 29 novembre 1952 – Monza, 4 giugno 2002) è stato un cabarettista, comico e attore italiano di cinema e televisione.
Trasferito a Milano dal 1957, debuttò nel celebre locale “Derby” nel 1972, insieme a Diego Abatantuono, Teo Teocoli, Massimo Boldi, Giorgio Faletti e altri. Viene lanciato da Gianfranco Funari, allora cabarettista milanese, che lo fa partecipare, con il suo gruppo I mormoranti, allo spettacolo Da dove vieni tu?. Il successo arriva nel 1977 con uno spettacolo, La Tappezzeria, scritto da Enzo Jannacci e Beppe Viola, dove inventò il personaggio del terrunciello, ovvero il meridionale trapiantato al nord che si esprime in un dialetto misto tra pugliese e lombardo completamente inventato. Nello stesso periodo entra quindi a far parte del Gruppo Repellente, ideato da Enzo Jannacci e Beppe Viola, assieme a Diego Abatantuono, Massimo Boldi, Mauro Di Francesco, Giorgio Faletti ed Ernest Thole. Nel 1978, su Rai 1, conduce Lo mangeresti un cagnolino?, rubrica all’interno del programma pomeridiano per ragazzi 3, 2, 1, contatto!. Si tratta di un programma interessante e divertente che tratta dei comuni pregiudizi alimentari. Tra le cose insolite che Porcaro tenta di fare assaggiare ai passanti vi sono la marmellata di formica e la posca, una bevanda a base di aceto usata dagli antichi romani. Nel cinema Porcaro appare in alcuni film tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, fino alla sua repentina uscita di scena avvenuta nel 1985. Coinvolto in una serie di vicissitudini giudiziarie in seguito riappare come comico in diverse televisioni private lombarde. È scomparso a soli 49 anni per un tumore nell’ospedale di Monza, dove era ricoverato da tempo. L’attribuzione del personaggio del terrunciello tra Giorgio Porcaro e Diego Abatantuono è tutt’ora oggetto di dibattito. Alcune fonti riportano che ad inventare il personaggio sia stato Giorgio Porcaro e l’abbia successivamente ceduto ad Abatantuono perché con il physique du role più adatto ad interpretare la parte. Altre fonti riportano che nello stesso periodo Abatantuono avrebbe inventato un personaggio simile, e i giornali parlarono di una polemica tra i due artisti sulla primogenitura di esso, polemica smentita da Abatantuono.
Il personaggio venne comunque interpretato da entrambi anche contemporaneamente, in uno sketch trasmesso da Raidue all’interno di una trasmissione che vedeva coinvolti i due attori.

FONTE: Wikipedia

FILMOGRAFIA: IMDB


SI RINGRAZIA LA REGIONE PUGLIA PER AVERCI FORNITO I MILANESI (1982) di Mariano Laurenti

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